La monaca di Monza tra le polemiche a Modica. Riceviamo e pubblichiamo

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Purtroppo, ancora una volta, sono costretto a constatare che, a Modica, rappresentare documentalmente quello che dovrebbe essere il pacifico risultato di ricerca e studio storico, rispetto a tesi catalogate come autentiche da quel pensiero unico creato territorialmente, da decenni, che in alcuni casi, come in questo, e altri, di cui si è già scritto in precedenza, e supportato da vicende ammantate di storicità, ma che di storicità non hanno nulla, può essere faticoso e il più delle volte oggetto di forti reprimende, corredate di un vittimismo totalmente ingiustificato (letteralmente è stato scritto: “….muovere insulti e frasi forsennate contro di me… dando patenti d’ ignoranza a destra e a manca…”) e di una sfrontata arroganza verbale di cui si accusa invece la controparte (letteralmente è stato scritto: “Ansia di tardivo protagonismo? Radicalismo pseudostoriografico da neofita?”) .
Preliminarmente sfido chiunque a trovare nell’articolo che ho pubblicato sull’Eco degli Iblei, un qualcosa che direttamente offende il Professore Uccio Barone, il prof. Giuseppe Raniolo o il prof. Enzo Sipione, (perchè di questo mi si accusa) cosa che invece nei miei confronti è stato da sempre perpetrata, laddove si avvalorava la tesi per cui i Grimaldi non erano Grimaldi (e lì mi si dava del copista) ma una prosapia spagnola originata attraverso una mistificazione anagrafica operata dal genitore del patriarca modicano dei Grimaldi/Caser, Agostino e per cui è stato inopinatamente pure “portato” a Modica il principe Alberto II di Monaco, eccetto poi scoprire che i documenti d’archivio dimostrano una storia diversa, di cui adesso anche il principe Alberto II di Monaco è a conoscenza e per cui tutta l’Italia sta ancora ridendo !
Allo stesso modo sono stato, io si, attaccato e addirittura con metodi “pseudo-mafiosi” da personaggi legati al mondo cioccolattiero cittadino per aver disvelato l’inconsistenza storica della pseudo-cioccolata modicana, e dimostrato che essa ha origini più di Palermo, Noto e Malta che di Modica, e adesso mi si da pure dello “pseudostorico neofita” da parte di colui che si risente della sconfessione plateale di un altro suo superficiale svarione dovuto ad un arrogante ”ipse dixit” d’eccellenza, a quanto pare atteggiamento alquanto frequente in alcuni modicani del mondo scientifico e storico.
Per non parlare di un altro svarione recente legato alle lodi decantate su un pseudo Ambasciatore Unesco portato pomposamente a Modica e ancora oggi difeso a spada tratta e secondo cui si deve il riconoscimento nel 2002 del Val di Noto come Patrimonio dell’Unesco!
Insomma mi dispiace per il professore Uccio, ma ultimamente non ne sta infilando una buona!
So che a persone abituate per anni a far inghiottire la propria verità, come quella documentale e storica, sentirsi franare sotto i piedi quello che è stato anche mediaticamente costruito, anche in maniere eccellente, può dar fastidio, ma alla verità storica non si può mettere il bavaglio, offendendo, si, l’autore o gli autori di ricerche che sono in controtendenza con quello che è il pensiero unico così creato.
Nel caso di specie si usa ancora un’altra strategia, quella di recriminare all’altra parte una propria svista, anzi una sua voluta svista, per giustificare diametralmente quella propria, ma così non è.
Nell’opera collettanea, pubblicata sulle aristocrazie modicane e in particolare sul casato de Leva (Leyva) non vi è alcuna possibilità di errore; non è stata mai avallata alcuna tesi a favore di una parentela tra la famiglia della monaca di Monza e quella modicana, e mi dispiace che questo stratagemma da scolaretti venga utilizzato in questo caso per screditare la parte avversa; ve ne sarebbero stati di più professionali e seri.
A pag. 159 del volume si trova: “ Tutto ciò spinge verso l’ipotesi sempre più plausibile che Calcerano de Leyva possa essere stato un collaterale o un naturale di Juan o di un altro membro della famiglia de Leyva spagnola al seguito del grande Antonio.” , mentre a pag. 162: “ In questo contesto transnazionale e storico si inserisce il ramo dei de Leva (Leyva) di Modica. Come si è già detto proprio quando sul Mediterraneo si affaccia Antonio de Leyva, che già nel 1503 era a Messina, con le forze di invasione del conte Benavides e poi nella relativa campagna in Calabria, con parte della sua famiglia al seguito, ecco comparire, nel panorama siciliano e soprattutto di Modica Calcerano de Leyva, capostipite, – patriarca- della famiglia modicana. le pochissime notizie su Calcerano de Leva (Leyva), di cui si sconoscono i genitori…”.
Ora qualsiasi modicano con un’onestà intellettuale media ha modo di leggere e capire che la tesi del prof. Barone è basata, come lo fu quella dei Grimaldi/Caser sul nulla, su un fatto o dei fatti sporadici che scientificamente non dimostrano nulla, mentre tutto quello che si riporta a suo sfavore sottostà a regole ferree, documentarie, archivistiche e scientifiche. Non basta una lettera di cortesia per abbattere la rigorosità della documentazione genealogica e storica, che dice, ad oggi, in maniera incontrovertibile, che fra i due casati non esiste alcun legame e che anzi, ultime ricerche d’archivio, che saranno prossimamente portate all’attenzione del pubblico modicano, come lo furono quelli che hanno dimostrato che i Grimaldi tali non furono e per cui ad oggi nessuno del mondo accademico, menchè il prof. Barone, ha saputo, in punta di diritto e dottrina, confutare, spingono per una terza puntata di quella che è stata una recente sequela di magre figure sulla storia di Modica (la prima quella sulla falsa identità dei Caser/Grimaldi e quindi aver convinto un Capo di Stato estero che a Modica ci fossero anche le sue origini famigliari, e fargli calare delle enormi baggianate sulla genealogia Grimaldi/Caser, regalandogli pure un albero genealogico errato e la seconda quella sullo pseudo-cioccolato di Modica).
Non saranno le inverse invettive, gli attacchi smodati e inconsulti, che lo stesso rimprovera invece agli avversari dialettici, che potranno dare forza alle carenti e suggestive ipotesi di un notabilità pomposa di modica, ad un’eccellenza territoriale inesistente, che tanto sbandiera il prof. Barone forte di quel pensiero unico e cattedratico che, eccellentemente, ha creato negli anni nella Sicilia Orientale ed a Modica.
Pertanto inviterei il Prof. Uccio seriamente a prendere cognizione del fatto che non è il verbo in terra e che purtroppo alcune delle sue “battaglie”, quelle si, sono irritualmente e scientificamente infondate e se ne deve fare una ragione se esiste al mondo, ed anche a Modica, qualcuno che seriamente e con documenti archivistici inoppugnabili, che ad oggi non è riuscito a scalfire nell’oggettivo contenuto, alle sue tesi avverso, infrange questo stato di cose ormai obsoleto, stagnante e privo di un futuro.
Per finire declino l’invito segnalato:“ Ecco perché raccolgo l’ invito del colonnello Modica ad abbassare i toni e a ritrovare una più autentica sintonia etica e scientifica. Auspico ancora una volta sobrietà nella ricerca e rispetto fra le persone.”, perché purtroppo devo ancora constatare una volta che il Prof. Uccio, o ha voluto intendere quello che a lui più aggrada, oppure non ha compresso bene cosa intendesse il colonnello Modica nel suo intervento. Lo rileggessero meglio i modicani e capiranno come siamo messi bene; per dirlo alla Sora Lella: “…annamo bene!.
Carmelo Cataldi

4 Commenti

  1. Non replico perché c’è un limite al senso del ridicolo. I miei più fervidi auguri al dott. Cataldi per questa storica crociata contro il pensiero unico dominante. U. B.

  2. Condivido…. anche se, qualche punto in più e qualche congiuntivo in meno avrebbero contribuito ad una più piacevole lettura, comunque interessante.

  3. Inqualificabili Cataldi e co. a cui il titolo di “Compagnia dell’acqua calda” calzerebbe a pennello visto che si fanno promotori di scoperte ovvie e inconsistenti, rifiutano il dialogo anche quando gli viene proposto. Si fanno promotori del “rispetto tra le persone” quando sono mesi che attaccano a spada tratta avendo anche avuto il coraggio di invitare l’ex direttore di “Gente” spacciandolo per storico meridionalista. Una retorica storica che Modica non si merita.

  4. “Un qualunque colonnello sagrestano”, ed “uno qualunque” mai entrare nel contenuto… vada sempre per la tangente ma principalmente usi il cappuccio quando scrive cose alle quali, ora più che mai, non crede neanche lei

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