Il monumento dei Caduti di Modica…. di Giancarlo Poidomani

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Ritorna finalmente al suo originario splendore il monumento ai Caduti modicani nella Grande Guerra. L’eliminazione delle palme ormai prive di vita e la ripulitura del monumento hanno restituito visibilità a un’opera di cui molti modicani ignorano le origini e la storia.
E’ dunque una buona occasione per ripercorrerla brevemente.
Il progetto di un monumento per commemorare gli oltre 800 soldati modicani morti nella Grande guerra nacque nella prima metà degli anni ’20. Nell’agosto del 1923 il segretario comunale Giuseppe Amato lanciò nella sua introduzione del Libro d’Oro dei caduti modicani (conservato nella Biblioteca De Leva presso la sezione modicana dell’Archivio di Stato di Ragusa) l’idea di un monumento affinchè non durasse «la vergogna di far considerare la nostra Città al di sotto dell’ultimo comunello italiano, mentre la radiosa e scintillante aureola tramandata dai nostri morti onora e nobilita, non soltanto Modica ma la Nazione intera». Dopo qualche anno l’opera venne realizzata, anche grazie all’impegno di un ex combattente, il geometra Orazio Suarenz.
Sull’autore e sul periodo in cui il monumento fu realizzato possiamo fare solo delle congetture, poiché la documentazione comunale della prima metà del ‘900 è andata distrutta, verosimilmente durante i moti del “non si parte” tra il dicembre del 1944 e il gennaio del 1945.
L’autore fu però quasi certamente quel Luciano Condorelli (originario di Acireale e docente di Scultura presso l’Accademia di Brera) che realizzò numerosi monumenti in Sicilia e in alcuni comuni della provincia di Siracusa, tra i quali un’opera “gemella” a Grammichele. Quello modicano raffigura un soldato in piedi, in divisa, con la testa leggermente reclinata all’indietro in atto di sofferenza e che regge nella mano sinistra una bandiera poggiata sulla spalla. La statua è posta su un basamento che poggia du un gradino di marmo rosso e su tre gradini di pietra lavica. Ai lati del basamento si trovano delle lapidi con bassorilievi su lastre di marmo (una tecnica spesso presente nelle opere di Condorelli, ad esempio ad Acate): quello centrale raffigura tre figure femminili, una delle quali tiene in mano una Vittoria alata, quelli laterali raffigurano una corona d’alloro e un elmetto con gladio. Nella lapide posteriore una epigrafe recita: «Perché il sacrificio per la patria rimanga vivo nella memoria dei posteri i cittadini di Modica con animo devoto elevarono». Il monumento era circondato da quattro palme, simbolo religioso del martirio ma non riporta, unico tra quelli della provincia di Ragusa, i nomi dei caduti.
Poiché il monumento “gemello” di Grammichele, di cui è stato possibile consultare la documentazione, fu commissionato nel 1922 e realizzato tra il 1924 e il 1928 potremmo presumere che quello di Modica seguì più o meno lo stesso iter cronologico. Come molti altri monumenti anche quello di Modica è diventato un “deposito” di altre memorie. Una lapide posta sul retro del momento ricorda ad esempio il sacrificio di centinaia di modicani arruolati nell’ARMIR (Armata Italiana in Russia); due stele raffiguranti la bandiera italiana e quella canadese ricordano invece lo sbarco alleato del 10 luglio 1943.
Sarebbe bello poter re-inaugurare il monumento alla luce del suo rinnovato splendore, anche sulla base dei valori costituzionali dello Stato repubblicano, molto diversi da quelli del contesto storico in cui fu inaugurato, lanciando magari l’idea della realizzazione di lapidi sulle quali incidere i nomi dei caduti (di cui disponiamo di tutta la documentazione) e che potrebbero essere posizionate nell’atrio comunale (Fonte: G. Poidomani, Lutti e memorie dei siciliani nella Grande guerra, Prova d’autore, Catania 2015).
Giancarlo Poidomani

5 Commenti

  1. Correzione dovuta rispetto a quanto pubblicato in precedenza . Dare a Cesare quel che è di Cesare .

  2. “Sarebbe bello poter re-inaugurare il monumento alla luce del suo rinnovato splendore, anche sulla base dei valori costituzionali dello Stato repubblicano, molto diversi da quelli del contesto storico in cui fu inaugurato,”

    Dobbiamo sempre aggiornare tutto alla luce del NUOVO VERBO e non rispettare mai il contesto culturale e di sentimenti dei nostri padri che tale momento di sofferenza vissero. Propongo di inserire in qualche modo che si trattò di combattenti che se non fossero morti per la Patria sarebbero stati degli ottimi antifascisti

  3. Sicuramente sarebbero stati degli ottimi “antifascisti”, se non fossero rimasti uccisi, quei 108 modicani mandati a morire da Mussolini in Russia privi di adeguato equipaggiamento e armamento.

  4. Qualcuno, anche se fascista, dovrebbe rimanere in rispettoso silenzio. Concordo con @un antifascista.

  5. Forse sarebbe il caso di riflettere prima di scrivere e cercare di capire il senso di ciò che si legge e poi se non si condivide, criticare. Se mi si spiega cosa c’entra il rinnovato splendore del nuovo stato repubblicano, con I sentimenti che mossero I combattenti della prima guerra mondiale che morirono per una Patria monarchica e che per certo non combatterono per questa Repubblica ma per l’Itali come allora in maniera completamente diversa percepita, bene se mi spiegate tutto questo, sono disposto a ricredermi.

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