Scicli ha dato l’estremo saluto al piccolo migrante deceduto in mare

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“Io mi chiedo e vi chiedo, perchè questo bimbo, tra qualche anno, non sarà normalmente seduto tra i banchi della sua scuola tra i suoi coetanei e, invece, è morto in mare?” è stata una delle riflessioni che Clara Gugliotta a nome degli studenti rappresentanti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Quintino Cataudella” stamattina ha posto all’attenzione in una chiesa, quella di San Giovanni in via Francesco Mormina a Scicli, gremita di persone nel momento dell’ufficio religioso dell’ultimo saluto al piccolo Great di due anni e sette mesi di nazionalità nigeriana, morto nella tragica traversata nel Mediterraneo lo scorso 7 novembre. Un momento di forte impatto emotivo che ha permesso una serena riflessione sul fenomeno dell’immigrazione e dei tanti disperati che lasciano i loro paesi di origine oppressi da fame e guerre. A volere il rito il sindaco di Scicli Enzo Giannone, presente nella chiesa di San Giovanni fin dalle prime ore della mattinata nell’attesa dell’arrivo, dal Cimitero cittadino, della bara in cui era custodito il piccolo Great.

Presenti le autorità civili e militari della città ma anche di Modica e di Pozzallo. Il vice prefetto Concetta Caruso ha rappresentato la Prefettura di Ragusa. Presente al rito anche la mamma del piccolo migrante, ospitata nel centro di accoglienza Mediterranea Hope che, con grande professionalità, stanno gestendo il delicato momento, per la donna, dell’elaborazione del dolore per la morte del figlioletto. Un progetto di ricostruzione emotiva che dovrebbe aiutare la giovane nigeriana, con negli occhi i segni evidente del dolore, ad accettare la fine del proprio figliolo. Sola nel dolore, non sa nulla del marito, la donna è circondata dall’affetto di una comunità, quale quella sciclitana, che si è trovata a vivere il triste momento della tragedia. Ad officiare il rito religioso il vicario foraneo don Ignazio La China ed i sacerdoti don Antonio Sparacino ed don Giuseppe Agosta. Silenzio e speranza sono state le parole che don La China ha più volte ripetuto nella sua Omelia, il sacrificio della Croce ci deve aiutare ad affrontare il dolore a capire la fine di una vita. Se il vicario foraneo ha dato una lettura cristiana della morte, gli studenti del Liceo Cataudella sono stati crudi nella loro riflessione. “I funerali di questo bambino sono la sconfitta della nostra società, della nostra città, della nostra cultura – ha detto ancora Clara Gugliotta a nome dei suoi compagni di scuola – quella cultura e conoscenza che possono sicuramente aiutare a comprendere questo fenomeno epocale. Non è più possibile assistere a questa ennesima cerimonia, non basta più indignarsi davanti alla televisione. Occorre che questo ragazzo inizia a giocare, viaggiare, studiare, lavorare e vivere”. Queste le ultime parole di un messaggio dai toni forti e toccante dal punto di vista emotivo è stata la presenza, in chiesa, del dottor Vincenzo Morello, il medico dell’Asp 7 di Ragusa che tanti migranti ha curato nei loro arrivi sulle coste iblee. Lo stesso medico, il dottor Morello, che è stato visto scendere in braccio il piccolo Great dalla nave durante i soccorsi. Lo stesso medico che, stamattina, è stato visto portare la bara con il bambino in spalla dall’altare al carro funebre. Il bambino che ha trovato “ospitalità” nel grande silenzio del Cimitero sciclitano che ospita già più di 50 migranti.

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