“Il cioccolato di Modica non si fa con le favole”

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Riceviamo e pubblichiamo in maniera integrale una lettera aperta dai giornalisti Concetta Bonini, Salvatore Cannata, Tino Iozzia e da Marco Blanco, libraio e ricercatore, al direttore del quotidiano “Repubblica”, Mario Calabresi, riguardo ad un articolo sul Cioccolato di Modica pubblicato dalla testata qualche giorno fa.
Gentile direttore,
ci permettiamo di scriverle per la stima con cui confidiamo nella credibilità della testata da Lei diretta ma ancor più per l’amore che nutriamo nei confronti della nostra città, Modica, e per la cura con cui tentiamo di mantenere in vita il delicatissimo equilibrio che separa la tutela di un luogo e di un prodotto che lo identifica, come il Cioccolato artigianale, dalla sua trasformazione in mero fenomeno mediatico, sempre più schiacciato dal grave susseguirsi delle falsificazioni storiche che lo alimentano.

Purtroppo l’articolo dal titolo “Modica alla Ue: proteggete il nostro cioccolato, dopo gli Aztechi siamo gli unici al mondo a farlo”, pubblicato su repubblica.it, nella sezione Sapori, lo scorso 11 ottobre, si aggiunge a questa spiacevole – e per noi dolorosa – sequela. Il testo contiene infatti una serie di inesattezze dal punto di vista storico e di imprecisioni dal punto di vista tecnico che, seppur divulgate con il generoso e probabilmente incolpevole intento di dar lustro al prodotto, non fanno altro che svilirne la reale natura e fare un torto alla ben più semplice verità che lo riguarda.

Ci rendiamo conto che la redattrice del pezzo, la dottoressa Lara De Luna, ha forse la sola colpa di essersi con troppa fiducia affidata ad una sola – piuttosto fantasiosa – ricostruzione di questa storia, attribuendo al soggetto che gliel’ha narrata (che, per dovere di cronaca, non è né un cioccolatiere né men che meno, come è stato indicato e solo in un secondo momento corretto nell’articolo, “di famiglia cioccolatiera da generazioni”) un’autorevolezza sufficiente ad escludere l’esigenza di ulteriori verifiche e approfondimenti. Ma se queste verifiche fossero state fatte, si sarebbe forse raggiunto l’obiettivo di non tradire la premessa dell’articolo stesso, in cui vien detto che “i prodotti tipici italiani vanno raccontati bene”.

Se ci fermiamo alla storia, infatti, non è in alcun modo possibile dichiarare che possa esserci stata una ricerca storico-archivistica capace di fornire una “data certa” per la nascita del nostro prodotto, indicata nel 1747. I documenti d’archivio – e non solo quelli che si riferiscono alla famiglia Grimaldi, ma probabilmente centinaia o migliaia di testimonianze a Modica così come altrove – certificano semplicemente una verità storica che non dovrebbe sfuggire almeno a un giornalista che scrive in una sezione specializzata in cucina: nel 1747, come era stato già prima e come fu poi almeno fino alla metà dell’Ottocento, non solo a Modica ma in tutto il mondo il cioccolato si produceva solo con quel metodo, l’unico conosciuto (basterà citare, tra i documenti rinvenuti, lo Statuto dei Ciucculatari di Palermo datato 1723) fin quando non vennero sperimentati e introdotti nuovi metodi di trattamento della massa di cacao quali il concaggio e il temperaggio, e non ci si avviò progressivamente alla sua produzione industriale. Per questa stessa ragione è già di per sé scorretto titolare che “dopo gli Aztechi, siamo gli unici al mondo a farlo”.

Semplicemente, dalla fine dell’Ottocento, qui la tradizione della produzione artigianale, col metodo antico e senza concaggio, si è flebilmente mantenuta viva, finché nei primi anni ’90 Franco Ruta dell’Antica Dolceria Bonajuto (alla sua memoria lo dobbiamo) ha iniziato un lavoro su questo prodotto che era in via di estinzione, per riscoprirne l’origine e portare avanti quell’opera di ricerca e promozione che oggi, e solo per questa ragione, lo identifica come cioccolato “di Modica”.

Se passiamo alla tecnica, poi, soprassedendo sulle numerose imprecisioni che riguardano alcuni passaggi della procedura di produzione, va certamente smentito quantomeno l’uso del metate, ovvero quello che viene definito “spianatoio in pietra lavica alimentato a fuoco vivo” su cui verrebbero passate le fave di cacao per “rilasciare la parte grassa, dando vita al liquore di cacao”, di cui si fornice pure una fuorviante documentazione fotografica. Partendo dal presupposto che quasi nessuno dei cioccolatieri modicani lavora partendo dalle fave di cacao e che solo alcuni di essi stanno iniziando in questi mesi un pregevole e ben più serio lavoro per orientare la produzione verso il bean-to-bar, né loro né tutti gli altri che si limitano a lavorare partendo dalla massa di cacao hanno mai lavorato sul metate, né il suo utilizzo è lontanamente citato nemmeno dal disciplinare che è stato redatto per ottenere l’Igp.

Disciplinare che, ad onor del vero, contiene esso stesso, se non imprecisioni, quantomeno gravi e colpevoli omissioni, a cominciare dal legame con il Sudamerica per finire alla storia del ‘900: qui pur di non citare Sciascia, che ne scriveva negli anni ’80, il Consorzio ha preferito riferirsi grossolanamente a più recenti pubblicazioni, peraltro nemmeno le più qualificate.

Ma questo, gentile Direttore, ovviamente non riguarda direttamente lei né la sua collaboratrice né l’articolo a cui ci riferiamo. Ci è d’aiuto, però, a spiegarle perché esso ci ha suscitato l’ennesima amarezza.

È nostra convinzione che la storia non si possa violentare e che la stampa non possa essere, per mera superficialità, complice di questa violenza.

Non possiamo far passare la linea che pur di arrivare allo scopo sia lecito qualsiasi mezzo e che, nello specifico, pur di ottenere la medaglietta di un riconoscimento meramente formale e non sostanziale, si possa tradire quel minimo di verità che è rimasta, trasformandola in un vero e proprio fenomeno da baraccone.

Se diciamo di voler ottenere un marchio d’eccellenza, è nell’ambito dell’eccellenza che dovremmo restare: di fenomeni non abbiamo bisogno, le rappresentazioni della realtà buone solo a dare spettacolo non ci servono, conserviamo l’umile desiderio di preservare un metodo prezioso, una procedura che ci viene da una lunga tradizione, nelle mani di quei produttori che dimostrano di avere il minimo senso di responsabilità nei confronti di ciò che hanno ereditato e di farlo valere rispetto alle ragioni di un business già sin troppo gonfiato dalla mercificazione.

Tra le firme in calce a questa lettera non troverà produttori, proprio perché non vogliamo darle l’idea che le nostre osservazioni siano frutto di scaramucce di bottega: la questione è purtroppo ben più seria e ci affidiamo a Lei affinché le venga prestata la dovuta attenzione.

45 Commenti

  1. A qualche settimana dal ChocoModica ecco scatenarsi la guerra contro il CTCM .
    Era da un po che non si sentiva”rullar di tamburi”…
    Ora partono a testa bassa ,peccato che sbatteranno contro qualcosa di molto duro ed avranno da leccarsi le ferite che riporteranno a breve .
    Stavolta sarà l’ultima ,non avranno più altre possibilità di”ricaricare”.

  2. In precedenti commenti da me postati ,sulle vicissitudini del cioccolato di Modica ,mi son visto denunciato dai titolari della dolceria Bonajuto .
    E per aver avanzato Verità ,in primo grado condannato ,ora in appello .
    Per aver innalzato la Verità sono stato ulteriormente denunciato ,pensate un po per stalking .
    Ma vista la misura colma ,ho risposto alle loro trombe con le campane …ed ora si udirà per bene il fragor della battaglia .
    Certo potrebbero aver dalla loro”amici”incompatibili ,pronti al giudizio facile ,ma nella confusione potrebbero incappare in guai molto seri .

  3. ”Tra le firme in calce a questa lettera non troverà produttori, proprio perché non vogliamo darle l’idea che le nostre osservazioni siano frutto di scaramucce di bottega”. Sarà vero? Leggendo attentamente la lettera si ha la sensazione del contrario.

  4. @ lettura 185 :
    “Il giaguaro colpisce alle spalle ,non lo vedi finchè non è troppo tardi ,resta in agguato nella boscaglia”.
    Non ha idea quante subdule azioni siano state portate avanti per ostacolare il percorso dell IGP ,quanti amici più o meno al soldo(anche giornalisti ed uomini delle istituzioni)hanno dato man forte .
    Non sono”scaramucce di bottega”,ma vere e proprie azioni atte a sabotare per ostacolare in tutti i modi il percorso verso l’IGP .
    Mi risulta che un giornalista(fuori dal coro)sia stato minacciato di non divulgare dei provvedimenti amministrativi nei confronti di una dolceria locale .
    Così come è stato denunciato l’altro giornalista che ha tirato fuori la storia della”cumarina”.
    Lo stesso giornalista è ora di nuovo indagato ,sempre per aver tirato fuori pezzi di Verità”scottanti”.

  5. A differenza dei commenti precedenti io preferisco sempre firmare ogni mio intervento con nome e cognome. Sono Marco Blanco, uno dei firmatari della lettera aperta. Libraio, ma anche ricercatore, autore di un saggio storico che oltre ad essere costato quasi cinque anni di lavoro e redazione ha coinvolto la consultazione di migliaia di documenti d’archivio originali nonché lo studio di centinaia di testi specializzati, un saggio che ha ricevuto recensioni entusiastiche dalle principali testate giornalistiche nazionali e anche da alcune testate scientifiche e specialistiche. Sottolineo questo non per vanteria ma soltanto per dire che mi permetto di parlare soltanto perché, in qualità di ricercatore, credo di poter intervenire nel merito e non da “uomo della strada”.

    Sorvolando sul livore dei commenti finora letti, che dimostrano la volontà di aderire a scaramucce di bottega e che sono ovviamente di parte, per quanto mi riguarda a me interessa soltanto la verità storica. Verità che è attualmente mescolata, non so quanto volutamente, a inesattezze e a palesi forzature: prima fra tutte la favoletta del cioccolato “di” Modica nato alla metà del Settecento quando le carte d’archivio testimoniano semplicemente che “a” Modica in quel periodo si consumava cioccolata realizzata né più né meno che allo stesso modo del resto del mondo. Una tecnica affinata e resa propria dai conquistadores europei ma che deriva indiscutibilmente dalle popolazioni mesoamericane. Esistono migliaia di fonti e documenti che possono essere consultati liberamente in grado di smentire la forzatura del cioccolato di Modica, inteso come peculiarità e unicità locale nata alla metà del Settecento: primo fra tutti la “Historia universal de las cosas de Nueva España” di Bernardino de Sahagún, soprattutto nelle meravigliose miniature che si ammirano nell’originale conservato alla Biblioteca Medicea Laurenziana, dove tra le altre cose è rapppresentato un indigeno che lavora sul suo bravo metate.

    Mi piacerebbe che la “piccola politica” – quella degli interessi immediati che punta a far cassa e che alla fine danneggerà l’immagine di tutta la città – lasciasse spazio alla “grande” politica di una visione condivisa e storicamente corretta. Quando la ricerca diventa serva della politica si rischia di ricostruire la storia secondo gli interessi della committenza: lo storico e in misura minore il ricercatore, che è un “manovale” della Storia, cercano invece con umiltà e criterio scientifico di ricostruire la Storia nella maniera più oggettiva possibile.

    Vorrei dunque meno politica e più ricerca, meno arroganza e più condivisione, meno slogan e più concetti, meno interessi di bottega e maggiore sforzo per rendere giustizia alla città e al suo cioccolato, prima che decenni di lavoro duro e paziente che ha coinvolto e coinvolge tante persone serie sia buttato nel fango dalla sua riduzione a fenomeno commerciale e grettamente turistico.

  6. Il fatto lampante è che questa lettera aperta, tra l’altro a firma di “esperti” (.. ma de chè), sia uscita subito dopo l’articolo di repubblica che ha avuto molto risalto per Modica e il suo iter per IGP, e la senzazione è come se la cosa desse fastidio a qualcuno o gruppi di “qualcuno” e a quale fine non è dato sapere ma di sicuro contro la città… ma cosa ci guadagnate?

  7. x cittadino. La ringrazio per il Suo gentile post che ho molto apprezzato.
    Questa vicenda mi fa pensare alla lettera pubblicata prima della venuta del Principe Alberto II a Modica, in cui si sosteneva che fra i Grimaldi di Modica e di Monaco, non c’erano legami certi.
    In quel caso è stato il prof. Uccio Barone a chiarire la questione e difendere la nostra cara e amata Modica.
    Grazie ancora!

  8. @ Marco Blanco :
    Ancora con questi”interessi di bottega”…
    Ma mi dica è stato lei a suggerire ai ruta questo vocabolo ?
    Per meglio chiarire ,il fu franco usava definire i soci del consorzio”putiari”(bottegai),questo non appena decise di uscire dal CTCM dove non poteva essere “prima donna”.
    Lo stesso termine ha più volte usato una giornalista del gruppo Bonajuto ,con ciò si evince che esiste una fazione che da addosso ai soci rimasti nel consorzio .

  9. @ Marco Blanco ;
    Non le sembra di essersi fatto”tirare”da faziosi facenti parte della neo-nata associazione dedicata al Ruta ,in un accanimento mediatico atto a tentativi di sabotaggi a danneggiare il CTCM ed in particolare il direttore ?
    Perchè lei ,e chi è con lei non siete intervenuti nell’aula del consiglio per portare avanti le sue ragioni”storiche”?
    Ora ,era meglio tacere …non le pare ?

  10. Si minaccia di denunciare un giornalista per chiudergli la bocca ,e non dire la Verità .
    Si denuncia un giornalista per intimorire tutti gli altri .
    Ma per fortuna qualcuno non teme ne le minacce ne le denunce ,ne tanto meno le condanne .

  11. Caro sig.Blanco le porgo una domanda :
    Cosa lo ha spinto ,realmente ,a schierarsi con la fazione avversa al CTCM ?

  12. Sempre al sig.Blanco :
    Non è che il suo rapporto passato(lavoro su commissione) con i ruta lo abbia condizionato un bel po ?
    Non è che anche lei fa parte dell’associazione costituita il 16 set 2017 ?
    Non pensa che il livore ,che lei intravede ,possa essere scaturito da decenni di soprusi di chi è uscito dal consorzio a danno di umili “putiari” rimasti ?
    Cosa ne sa della CUMARINA ( 9 volte la dose max consentita)trovata in un lotto di cioccolato alla cannella prodotta da una”industria dolciaria”?
    Grazie per la sua certa risposta .
    A.G.

  13. Sig.Blanco parteciperebbe ad un incontro pubblico per cercare di smorzare il livore e l’astio tra i produttori di cioccolato facenti parte delle fazioni(almeno tre)l’un contro l’altra”armata”?
    Tutto ciò per Modica ed il suo cioccolato .

  14. L’iniziativa di Franco Ruta aveva il pregio di inserire, come ha inserito, il cioccolato di Modica in un circuito non soltanto dolciario, ma soprattutto culturale.
    La lettera di correzione più che di precisazione è una iniziativa lodevole anche a livello cullturale.
    Il resto, cioè le polemiche, dicono quanto Modica sia decaduta….culturalmente. Perché? Perché sono inutili, dannose e masochiste. Modica non merita questo: merita di essere restituita alla sua cultura, alle sue tradizioni, alla sua storia e alla sua Civiltà.
    Grazie ai sottoscrittori della lettera al Direttore di “Repubblica”.
    Carmelo Scarso

  15. Non mi rimane che condividere in pieno il commento del Sig. Blanco che, con dire semplice e corretto, pone l’accento sulla ricerca e sullo studio, lasciando ai bottegai tutto il resto.

  16. @ Cittadino: credo che quando accadevano gli screzi da lei ricordati io non fossi nemmeno presente a Modica per motivi di studio, per questo motivo non so di cosa sta parlando. Ad ogni modo non capisco perché io parli di storia mentre lei insieme ad altri commentatori continuate a tirare in ballo episodi che esulano dal mio interesse e nei quali non ho alcun motivo di intromettermi. Infine, mi dispiace fare il professorino ma purtroppo sono costretto dalla contingenza del suo commento, la locuzione “interessi di bottega” è una semplice espressione usata in lingua italiana per definire una situazione in cui ciascuno pensa al proprio guadagno senza guardare al bene collettivo.

    @ Paladino del cioccolato: non so che persone volubili e influenzabili lei frequenti: mi spiace deluderla ma io non mi faccio “tirare” da nessuno. Essendo di idee spiccatamente libertarie non prendo ordini da nessuno, siano esse istituzioni, consorterie o singole persone. Se ho partecipato alla fondazione dell’associazione (alla quale, peraltro, non ho aderito perché non mi piacciono tessere di alcun tipo) è soltanto per la profonda amicizia che mi legava al signor Ruta. Punto. Il resto è inutile e volgare illazione che non permetto a nessuno, tanto meno a persone che non conosco e che non mi conoscono. Inoltre, come credevo fosse chiaro dal testo dell’intervento ma evidentemente a volte non mi spiego con sufficiente chiarezza, non ho interesse a danneggiare nessuno: se entro nel merito è perché ritengo che una ricerca storica “inquinata” e accondiscendente e una promozione “superficiale” e poco documentata danneggi tutta la città. Se non sono intervenuto durante l’incontro aperto evidentemente è perché non mi è stato possibile per ragioni personali che, mi sembra altrettanto ovvio, non la riguardano in nessun modo. E no, non credo che sia mai opportuno tacere. Infine, concordemente ai miei impegni, sarei più che lieto di partecipare ad una tavola rotonda fra ricercatori qualora non vengano tirate in ballo questioni politiche, o “clan” (inteso nel senso scozzese, per carità), o gente che non possiede le competenze per “fare storia”. Ma lei già parla di fazioni, quindi non ci siamo.

    @ A.G. : signor o signora A.G. rispondo solo per cortesia perché, mi sembra chiaro, a lei non interessa parlare di cultura ma solo attaccare chiunque le si trovi di fronte.
    1) Glielo ripeto con parole semplici, ed è l’ultima volta: non mi interessano le fazioni ma soltanto la verità storica. Non so, inoltre, che persone sia abituato (o abituata) a frequentare. Il fatto che io sia amico di qualcuno non significa che possa omettere o piegare le fonti mettendo in secondo piano la professionalità di studioso che credo immodestamente di avere: “Amicus Plato sed magis amica veritas” mi permetto di citare. Si chiama amor proprio, si chiama deontologia, si chiama serietà, si chiama dignità. Un rapporto di lavoro non implica faziosità, almeno a casa mia. Se uno storico o un ricercatore piegano la verità storica agli interessi di qualcuno vengono meno ai principi della professione che hanno deciso di seguire e, personalmente, non meritano il mio rispetto. Se avrà tempo e voglia di leggere il saggio che ho pubblicato (lo trova in parecchie biblioteche d’Italia, non è necessario acquistarlo) troverà conferma sulla continua ricerca dell’imparzialità e dell’oggettività che mi sforzo sempre di perseguire. Altrimenti parliamo di aria fritta, e a me di fritto piacciono solo le arancine (e le crispelle).
    2) Non faccio parte di alcuna associazione ma ne ho solo promossa la formazione, tirandomi poi da parte come spiegavo sopra al suo “collega” commentatore.
    3) Il resto sono questioni che non conosco e che non mi riguardano. Quando vorrà parlare di storia e di metodologia con fonti e dati alla mano sarò ben lieto di confrontarmi con lei e con quanti hanno chiosato le mie parole: diversamente chiudo qui ogni altro commento che per me sarebbe solo una perdita di tempo e uno spreco di parole. Auguro pertanto una buona serata a tutti.

  17. Che cosa insolita che “cittadino”, A.G. e “Paladino del cioccolato” mettano tutti e tre lo spazio dopo i segni di interpunzione e non prima. A guardare questa insolita concordanza di stile verrebbe da pensare, a pensar male, che siano la stessa persona.

  18. @ Pelo nell’uovo :
    @ Carmelo Scarso :
    Non tutto ciò che luccica è oro ,potrebbe essere latta o stagnola !
    Son certo che se lei conoscesse i fatti come li conosco io ,non avrebbe scritto il commento e non avrebbe lodato così come ha fatto .
    @ Marco Blanco :
    Voglio ricordarle solo che certi umani sono bravi nel parlare bene e razzolare male . .
    E per sicuro lei ha”valutato”(meglio vagliare)solo una facciata di tutte le vicissitudini intorno al cioccolato ed ai cioccolatieri .
    E visto che lei Ama la Verità ,le riporto le parole che l’avvocato Scarso rivolse ad un collega in dibattimento :
    il collega avvocato parlando della verità diceva che questa va costruita mattone dopo mattone come una casa , a ciò ribattè lo Scarso duramente che la Verità è come una piramide di cui spesso non si intravede neppure il vertice e pertanto bisogna scavare per portarla alla Luce .
    Di sicuro non serve una tavola rotonda di storici ,ma credo che la”storia”è fatta da azioni quotidiane di esseri umani e pertanto bisogna ascoltare gli umani e verificare quanto riportato degli accadimenti .
    Quindi non serve essere competenti per parlare di”fatti”,e spesso sono le persone umili e non acculturate a far Storia ,quella Vera .

  19. @ Pelo nell’uovo :
    Pensi male quanto vuole ,io agisco per il bene in verità e per la verità .
    Non temo i lanzachinecchi del nulla che girano bendati e con le orecchie turate ,e parlano e scrivono per farsi apparire belli e bravi agli occhi di chi guarda .
    E magari arrecano un mare di danni dove passano ed insistono ,vedi Modica ed il cioccolato .
    “Pur di fare dispetti al proprio consorte sono disposti a castrarsi “.

  20. ….articoli nell’articolo e non commenti ! Gli ANTICHI SPLENDORI della CITTA’ DI MODICA erano ben ALTRA CULTURA e i bar prestigiosi del Corso erano i luoghi di ritrovo di Persone che,davvero, pensavano al LUSTRO della CITTA’..Adesso solo l’utilizzo di una tastiera per fare e dire ,solo, fiumi di parole , arroganza e presunzione di intelligenze e cultura che tali non sono !!!!

  21. Ricordo un grande e famoso intellettuale che avuto modo di conoscere i modicani li definì Intelligenti,polemici e inconcludenti.
    Purtroppo la prima categoria si è esaurita.

  22. Quando voglio un po di buon cioccolato modicano,lo faccio fare a mia moglie.
    Ricetta semplice,genuina e cosi’ bypasso tutte queste polemiche che a dire il vero un po disorientano l’opinione pubblica dei “non addetti ai lavori” come me.

  23. La mancanza di favole non è una cosa positiva, non solo i bambini ne hanno di bisogno, anche gli adulti cercano di riscoprirle. Le favole quasi sempre sono a lieto fine, la storia ed il presente sono spesso poco piacevoli, speriamo nel futuro.

  24. Teniamo presente che si tratta di una lettera inviata al Direttore di ‘La Repubblica’. Aspettiamo cosa deciderà di fare al riguardo, se cestinare, rispondere,chiedere scusa con grande imbarazzo all’Italia intera per avere fatto pubblicare un articolo con ”una serie di inesattezze dal punto di vista storico e di imprecisioni dal punto di vista tecnico che, seppur divulgate con il generoso e probabilmente incolpevole intento di dar lustro al prodotto, non fanno altro che svilirne la reale natura e fare un torto alla ben più semplice verità che lo riguarda” e poi e solo allora potremo trarre le dovute conclusioni.

  25. e la puntata di reporter di ieri chi l’ha seguita? è vero che hanno menzionato il cioccolato di Modica?

  26. Anziché scrivere cazzate, mi riferisco a certi commenti, dopo quanto detto ieri sera a Report, perchè non fate fronte comune? Stupidini!!!

  27. Premessa :
    -Mi sorgono dubbi sulla partecipazione di Marco Blanco alla stesura della lettera(buona fede) .
    -Perplessità su Salvatore Cannata ( bah !) .
    -Nessun dubbio sugli altri due giornalisti ,di cui uno professionista (da decenni di parte) .
    A furia di dar contro ,spesso per”partito preso” ,stanno arrecando danno di non poco conto alla città ed al cioccolato di Modica ,ivi compreso il Consorzio di Tutela(fantomatico a dire di qualcuno)e di tutti gli artigiani pasticceri .
    Ma forse l’obiettivo era proprio questo ,così da favorire chi per aver ricevuto”manna dal cielo” (finanziamento di diverse centinaia di milioni)nel passato che gli ha permesso una solida commercializzazione .

    Ora ditemi a chi porterebbe vantaggi scatenare i media in una”caccia alle streghe” ?
    Chi e perchè ha usata la”comunicazione”(oltre al come)per scatenare l’inferno ?
    Perchè non hanno portato le loro prove o ragioni in aula consiliare nel mese di aprile ,durante la conferenza istituzionale per l’IGP ?
    Ma forse i motivi stanno nel cercare di non far pervenire a Modica l’IGP ,scatenando un putiferio globale atto a trascinare il tutto in sede Europea(la dove spetta l’ultima parola per il consenso) .
    Alla Luce dei fatti tutto è più chiaro ,visto i motivi ed i moventi ,tenuto conto oltremodo dei trascorsi .
    Riflettete per Bene e documentatevi prima di prendere posizione per una o l’altra”armata” in lotta .

    Chi è stato a lanciare il sasso che ha scatenato la contrapposizione belligerante fin dal 2005 ?

    Potete rivolgere per saperne di più all’ex presidente del CTCM ,il quale vi darà la causa .

    Io vi posso anticipare che fu tutto per una mancata”primadonna”.
    “Iliade docet”

  28. In questa città di esagitati che è diventata Modica mi fa piacere che esistano ancora persone come il signor Blanco capaci di argomentare le proprie idee e di rispondere ai commenti che lo riguardano con intelligenza e pacatezza.

  29. Per lettura 185
    Questa vicenda mi fa pensare alla lettera pubblicata prima della venuta del Principe Alberto II a Modica, in cui si sosteneva che fra i Grimaldi di Modica e di Monaco, non c’erano legami certi.
    In quel caso è stato il prof. Uccio Barone a chiarire la questione e difendere la nostra cara e amata Modica.
    Grazie ancora!

    Vorrei sapere cosa ha chiarito il Prof. Uccio Barone e quale è stata e di che tipo la difesa della nostra cara e amata Modica! Ad oggi, purtroppo, il Prof. Barone non ha chiarito nulla; ha riportato solo dei documenti (di parte peraltro, dei Grimaldi di Modica per essere precisi) che sul piano scientifico e genealogico non dicono nulla rispetto a prima: Chiarire significa spiegare perché nelle genealogie ufficiali di Genova e dei Grimaldi in generale e nello specifico, quel Francesco ed il figlio Agostino non esistono e non esistono nemmeno nella linea dei così detti Cavalleroni! Chiarire significa anche accettare che nemmeno Alberto di Monaco è un diretto discendente dei Grimaldi (secondo la legge salica e il diritto civile comune), bensì dei Matignon e Polignac e che ad oggi in Italia o in Francia si chiamerebbe Alberto di Polignac! Quindi non si faccia prendere dall’entusiasmo e non si faccia coinvolgere in vicende di cui, probabilmente, sconosce gli antefatti e i dati oggettivi e storici!

  30. Una medaglia di latta ai giornalisti ed all’editore della neonata associazione per il clamore scatenato .
    Siamo un popolo di zunnuna .

  31. Siamo nella città della zzonna ,da zzunnuna ci atteggiamo e viviamo .
    Da zzunnuna abbiamo fatto scappare un tribunale ,ed ora per l’atteggiamento da zzunnuna ci facciamo scappare l’IGP .

  32. Chiedo scusa ai Lettori se il post seguente è fuori tema (fino a un certo punto). Ma necessità mi impone di postarlo.
    Titolo articolo: Il prof Barone risponde a Cataldi sui legami tra i Grimaldi di Modica e Monaco.
    tratto da: montecarlonews.it del 23 settembre 2017.

    ”In merito alle dichiarazioni rilasciate dal dott. Cataldi e riprese dal vostro blog giovedi 21 settembre relativamente all’ assenza di prove certe sui legami di parentela tra i Grimaldi di Monaco e i Grimaldi di Modica mi preme sottolineare l’assoluta infondatezza di tali affermazioni. Esiste, ed è facilmente consultabile in archivi pubblici, una vasta documentazione che certifica la presenza del genovese Agostino Grimaldi a Modica nel 1566/73 come maestro razionale della Contea, la corrispondenza alla fine del XVII secolo tra il cardinale Girolamo Grimaldi arcivescovo d’Aix ( ramo dei Cavalleroni ) ed i consanguinei del ramo modicano, le relazioni epistolari tra il principe di Monaco Antonio Grimaldi e il principe Enrico Grimaldi di Modica agli inizi del XVIII secolo attestanti il comune lignaggio. La mostra storico-araldica in corso di allestimento in occasione della visita in Sicilia di S.A.Altezza il principe Alberto elimina ogni dubbio al riguardo , a garanzia dell’ impegno scientifico ed istituzionale della città di Modica per un così prestigioso evento.”
    Prof. Giuseppe Barone, ordinario di Storia Contemporanea e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’ Università di Catania.

  33. @ Meno :
    Per aver difeso gli umili artigiani del cioccolato dagli”assalti”del giaguaro ,il giornalista A.G. è stato denunciato ,ed apprendo dai commenti che è stato ridenunciato(per stalking ,sempre dallo stesso individuo) per aver commentato su di un articolo sulla sua condanna in primo grado(ammenda) .
    E l’unico giornalista che ha capito cosa stesse accadendo a Modica ,ed ha più volte fatto presente che bisognava finirla con le guerre intestine fra le fazioni di cioccolatai .

  34. Se io fossi il sindaco ,con autorevolezza ,chiamerei tutti quanti si sono occupati del cioccolato in una bella assemblea cittadina nell’aula consiliare(..e tirate d’orecchie* a chi ha dato man forte agli attacchi esterni) .
    *martellate sulle falangette(metodo efficace)

  35. ma purtroppo il sindaco si e allineato 100% con il consorzio, un gruppo dei privati, auto proclamato ufficiale e l’unica voce del cioccolato modicano. Il sindaco ha dato un ruolo istituzionale ad un ‘museo’ che serve da promuovere questi pochi produttori, invece di essere sopra partes. In effetti il sindaco stesso e l’artefice di una concorrenza sleale. Dobbiamo chiedere perche il sindaco ha preso questa posizione, e lui deve rispondere.

  36. Per Lettura 185.
    Non c’è più sordo di colui che non vuol sentire.
    Riportare quell’articolo non dimostra nulla, non è stato dimostrato altro; il punto rimane come ho detto e cioè che ad oggi non è provato;
    a. Dove è nato e da chi Augustinus de Grimaldo, presente a Modica fin dal 23 luglio 1564 e contator (ragioniere) della Contea fino al 1594, muore poi nel settembre del 1596;
    b. il legame con i Cavalleroni, che non hanno alcun legame storico e genealogico con Augustinus; quando Augustinus e il figlio Giuseppe facevano i ragionieri per la Contea quelli che dovevano essere i rispettivi parenti genovesi ( i Cavalleroni) si facevano affrescare il palazzo e si facevano ritrarre dal Rubens!
    c. che intercorra alcuna frequenza epistolare tra Augustinus ed i suoi parenti a Genova (curioso!), ma neanche di suo figlio Giuseppe e di suo nipote Giovanni!
    d. che tutta questa documentazione epistolare posteriore certifichi, da un punto di vista genealogico e scientifico, una discendenza di Augustinus da chicchessia dei Grimaldi;
    Purtroppo, il decantare il possesso di documenti, seppur mostrati anche al principe Alberto, in cui si palesano rapporti di parentela non giustificati da dati oggettivi e storici è solo fuffa!
    La invito (lettera 185) a leggersi qualche seria genealogia ufficiale dei Grimaldi (Battilana, Di Cella, Garibaldi, etc. ) e a trovare in qualsiasi di queste genealogie un Francesco ed un Agostino che discendano dai Cavalleroni o che si trovino in un rapporto di età e filiazione tale da poter essere incardinati in una dei tanti rami in cui si struttura la famiglia dei Grimaldi! E comunque sono sempre disponibile a un confronto in merito, sia con lei che con altri che vogliono perorare quella infondata tesi! Solo per sua soddisfazione le preannuncio a quale effettiva famiglia poteva probabilmente appartenere Augustinus de Grimaldi: quella dei Salineri di Genova. Se lo desidera si vada a leggere il Franzoni e controlli nell’Albergo dei Grimaldi che arme ha la famiglia Salineri e poi la confronti con quella dei Grimaldi di Modica!
    P.S. Se poi i documenti presentati sono come la didascalia posta a lato del ritratto del doge indicato come Antonio Grimaldi Cebà, presente nel salone d’onore del palazzo Grimaldi, e che invece non è un Cebà, ma effettivamente un Antonio Grimaldi, scambiato per il Cebà, precedente di circa 2 secoli, allora qualche serio dubbio sulla fondatezza genealogica e storica dei documenti presentati dovrebbe sorgere anche a lei!

  37. Queste continue discussioni faziose ammorbano la vita civile di Modica senza nessuna logica, se non quella dell’ azzannarsi l’ un con l’ altro, del darsi visibilità ad ogni costo, in una parola distruggere senza scrupoli quel che resta del passato, presente e futuro della città. Frustrati di ogni tipo, leoni da tastiera, pseudoscienziati dell’ ultimo istante, calunniatori di professione scavano ogni giorno fossati di odio ed ignoranza tra i cittadini, facendo perdere identità ed orgoglio di appartenere ad una comunità operosa. Ci strappiamo le vesti e ci denigriamo di fronte all’ Italia, facendo perdere valore e significato alle nostre eccellenze produttive. Un lavoro culturale a rovescio, un autokilleraggio masochista, un provincialismo fatto da polemiche miserabili. Destinati così tutti alla sconfitta.
    Non è questa la sede per ulteriori polemiche con Cataldi che hanno fatto già molto scalpore e danno . Gli Alberi genealogici della nobiltà europea sono stati costruiti per la maggior parte ex post, nel XVI e XVII secolo dalle stesse famiglie e raramente sono veritieri. L’ Araldica spesso è una scienza ambigua, inesatta, falsa, perché la documentazione antecedente al XIV secolo è largamente inattendibile.
    Con la Mostra e con il libro dedicato ai Grimaldi ho voluto solo documentare che le due linee del Casato, quella monegasca e quella modicana, si riconoscevano per le comuni origini sin dal Cinquecento ( contador non vuol dire “ragioniere” in modo spregiativo, come sostiene Cataldi, ma amministratore contabile del più grande Stato feudale della Sicilia moderna e alto funzionario di fiducia del Conte Enriquez Cabrera ) ed intrattenevano rapporti di corrispondenza. Questo è provato in modo inoppugnabile dalle fonti archivistiche da me presentate e mi pare che basti per giustificare la visita del Principe Alberto e l’ accoglienza istituzionale che gli è stata dedicata. Tutto il resto è fuffa, e non fa bene a nessuno.

  38. Che AVVILIMENTO Culturale tutte queste presunte e presuntuose precisazioni Storiche e non !!! Anziche’ celebrare l’ORGOGLIO di una CITTA’ che tenta di riscattarsi con la creazione di una peculiarita’,qual’è il CIOCCOLATO, e che si mette al centro di ogni interesse, TURISTICO ed ECONOMICO, ecco le polemiche sterili, paesanotte che ne SVILISCONO l’immagine !! Una Citta’ che fatica a salvare un po’ di ECONOMIA cercando consensi non ha bisogno di polemiche grette!!! le precisasioni Dinastiche o chi ha per primo lavorato le fave di cacao ,per il lettore di un giornale ha,un interesse Relativo, ma FOSSILIZZARSI serve solo a perdere di vista la FINALITA’ di cio’ che il Cioccolato rappresenta per la CITTA’ e che la mette,senza dubbio,annoverata tra le METE TURISTICHE preferite in Sicilia ! Chiarimenti e precisazioni, come esposti finora, meglio farli altrove e salvare ,cosi’,con dignita’ l’immagine della Citta’ e dei MODICANI

  39. Forse serve una ” Cioccolata Calda ” per SVELENARSI e per recuperare e superare frustrazioni astiose ! ma datevi un contegno !L’intellettualita’ non appartiene a TUTTI e farne ,impropriamente sfoggio ,non esalta e non da’ valore aggiunto ! ripigliatevi da tanto, perchè MODICA E’ SOLO da AMARE e ,per fortuna ,c’è ancora gente che riesce a darLE ” IMMAGINE e CULTURA “

  40. Qui si sta parlando dei problemi annessi e connessi al cioccolato :
    Cataldi ,Barone ed in parte lettura 185 andate da un’altra parte con le vostre rimostrazioni fuori luogo .
    Grazie
    P.S. Sinceramente credevo che il Barone e lo Scarso fossero più”terzi”nello scendere in campo .

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