Sicilia e gioco d’azzardo: dati, tendenze e novità legislative

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L’isola del sole e delle arance presenta diverse contraddizioni al suo interno, e il gioco d’azzardo non fa eccezione. La Sicilia sta vivendo un periodo di sviluppo nel contrasto agli eccessi nelle scommesse, mantenendo però un ruolo di rilievo per volume di gioco. L’introduzione di nuove leggi regionali e nazionali potrebbero mescolare le carte, stabilendo ordine nel settore.

Nel 2016 la Sicilia è stata una delle otto regioni italiane i cui cittadini hanno perso al gioco d’azzardo più di un miliardo di euro. Con una raccolta di 4,2 miliardi e vincita di poco superiori ai 3 miliardi, il settore siciliano è secondo soltanto alla Campania nell’Italia meridionale.

E la differenza sta più che altro nell’assenza di un punto caldo delle scommesse come Napoli, sul podio nella classifica per città più legate al fenomeno. La Sicilia può contare su zone tutt’al più tiepide come Palermo e Catania, mentre Enna è tra i meno affezionati al gioco. La regione mostra poi una certa propensione per l’online, tipica comunque dell’intera area meridionale. I dati a riguardo sono discordanti a seconda delle diverse fonti, ma tutti riconoscono al sud un leggero primato su centro e settentrione quando si parla di internet.

Il fenomeno del gioco minorile, associato alla diffusione dell’azzardo presso i giovani, ha spinto gli enti locali a provvedimenti di vario genere. La regione ha dato proposto l’adottamento di un distanziometro, la cui applicazione è ancora parziale. La concentrazione si è quindi spostata sul contrasto agli esercenti illegali, che mettono a rischio le giocate dei cittadini e gli introiti del fisco. Nel 2016 i quasi 300 controlli hanno portato al sequestro di 303 apparecchi e alla denuncia di 32 persone, nella speranza di far passare il messaggio: si può far giocare solo se in possesso di una regolare licenza e di macchinette soggette al controllo di AAMS. Il braccio di ferro verrà ulteriormente inasprito nel 2017, con l’obiettivo di debellare buona parte degli ultimi focolai malavitosi rimasti. Ma non sarà l’unica battaglia condotta nel settore del gioco d’azzardo.

Le nuove manovre previste dal governo cambieranno diversi meccanismi all’interno dell’industria. Interessando anche la Sicilia, che dovrà riuscire a combinare i nuovi standard senza arrivare alla chiusura dei mini-casinò. O peggio, a portare verso l’illegalità quelli vecchi. I cambiamenti annunciati riguardano il prelievo sulle vincite del Lotto, che saliranno dal 6 all’8%, la riduzione del payout delle AWP e un aumento di tassazione sulle macchinette. Tutte misure studiate per dare più guadagni all’erario, sperando di non intaccare troppo il sistema. Inoltre sono state varate misure per contrastare il riciclaggio tramite le slot machine, con un maggiore controllo sugli scontrini delle vincite e un inasprimento delle pene per gli esercenti che non segnalano situazioni sospette. Nella realtà siciliana, questi cambiamenti potrebbero portare a qualche difficoltà per le piccole imprese. Una maggiore pressione fiscale diminuisce le vincite, facendo calare l’interesse dei giocatori. Con tutte le conseguenze del caso per chi paga una percentuale notevole dei propri incassi per mantenere le macchinette. Il rischio è aver favorito più il gioco illegale che la riduzione di quello legale, proteggendo gli interessi dello Stato e non dei cittadini. Spetterà agli enti locali, Sicilia in primis, trovare un equilibrio. Di nuovo.

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