Coma cerebrale e morte cerebrale. La rubrica del dottore Federico Mavilla

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Non c’è possibilità di errore nella definizione, nella distinzione o il poter confondere tra la morte cerebrale e lo stato di coma.
Lo stato di coma, dal lieve, leggero, al profondo, è una alterazione dello stato di coscienza, perché il paziente non è in grado di rispondere agli stimoli esterni. Infatti il paziente comatoso non è in grado di muovere una parte del corpo, ma i centri vitali, che hanno sede nella parte più profonda del cervello, sono presenti e quindi il paziente viene considerato vivo.

Invece, nel paziente in morte cerebrale, vi è una distruzione irreversibile di tutta la parte del cervello, sia la parte corticale, dove ha sede la coscienza del paziente e quindi la capacità di interagire con il mondo esterno, ma soprattutto la parte più profonda, dove hanno sede i centri vitali, il centro dell’attività respiratoria e del battito cardiaco. Se muore questa parte del cervello, è morto il paziente, perché non è più in grado di respirare autonomamente. Generalmente tale condizione si verifica nel paziente in rianimazione, e purtroppo ciò confonde maggiormente, in quanto sembra che il paziente continui a respirare, ma in realtà non sta respirando autonomamente, ma respira perché collegato a delle apparecchiature, che permette sia l’ossigenazione dei suoi organi, sia il battito cardiaco, ma purtroppo in realtà il paziente è morto.

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