L’Osservazione dal basso…di Direttore. Educazione alla legalità e cittadinanza attiva: la scuola dialoga con le Istituzioni dello Stato. Il “Galilei–Campailla” di Modica all’Udienza di Mattarella

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E’ allarmante come in questi ultimi anni il “rispetto delle regole” che ci si è dati per sviluppare ordinatamente la vita sociale e per ridurre le prevaricazioni dei potenti, sia divenuto un optional nella vita comunitaria. L’eclissi della legalità si manifesta non solo in fenomeni quali evasione fiscale, esplosione della grande criminalità organizzata e aumento dei reati di criminalità diffusa, ma anche nel disprezzo conclamato delle regole di vita civile.
Allora è questa mentalità che bisogna combattere, perché ci ha portato a tollerare i comportamenti illegali; ad accrescere la sensazione di diffusa impunità; ad accettare che chi ha collegamenti con lobby di vario genere può permettersi comportamenti scarsamente rispettosi delle regole senza timori di sanzioni.

Pertanto, educare alla legalità e alla cittadinanza attiva vuol dire avere cura della “ memoria” per non dimenticare il sacrificio di chi ha lottato e speso la propria vita per la giustizia e la pace. Ma per riscattare la memoria bisogna, soprattutto, sollecitare ogni singolo cittadino a chiedersi perché è stato possibile attraversare esperienze tragiche come quella di via Carini ; perché il pensiero umano è stato capace di poter pensare con tanta forza e determinatezza un male così feroce e banale.
In questo quadro di osservazioni sul valore della legalità e della cittadinanza attiva, ci piace evidenziare un evento che riguarda l’Istituto Superiore “Galilei- Campailla” di Modica, che sarà ricevuto in Udienza, il prossimo 16 marzo al Quirinale, dal Presidente della Repubblica Mattarella. Una delegazione, guidata dal Dirigente scolastico, Sergio Carrubba, e composta da studenti dell’Indirizzo Classico e dell’Indirizzo Scientifico, è stata infatti ammessa a partecipare all’Udienza a seguito dei “Percorsi di legalità e di cittadinanza attiva” fatti oggetto di studio e visite alle Istituzioni nell’ambito dell’attività didattica da parte dei docenti del Dipartimento di Religione dell’Istituto coordinati dalla prof.ssa Eleonora Fede Rinzivillo, che in questi anni hanno costruito un percorso educativo che ha investito non solo l’istituzione scolastica modicana ma anche le Istituzioni civili, militari e religiose del territorio, impegnate nella formazione di un pensiero democratico, responsabile e, al tempo stesso, orientato ai valori civili per educare ad una nozione profonda dei diritti e dei doveri.
Gruppi di studenti del “Galilei-Campailla” hanno realizzato, in pratica, percorsi di legalità e di cittadinanza attiva attraverso l’attività didattica e la visita a luoghi istituzionali come il Carcere, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ragusa, il Comando della Compagnia dei Carabinieri di Modica, confrontandosi con i vertici di queste Istituzioni dello Stato al fine di giungere ad una conoscenza significativa dei valori e dei diritti presenti nella Costituzione e all’acquisizione di una coscienza critica capace di stimolare una partecipazione attiva e responsabile alla vita sociale nonché di favorire la conoscenza dei ruoli e delle funzioni di alcuni organismi nazionali ed internazionali che operano nell’interesse della collettività.
Alla delegazione si unirà anche il sindaco di Modica, Ignazio Abbate, che il 16 marzo si trova già nella capitale per motivi istituzionali; di essa fanno parte gli studenti Igor Guccione, Ugo Glorioso, Giuseppe Incatasciato, Ludovico Pitino, Lorenzo Ferra, Igor Calabrese, Nicola Iozzia, Mattia Iemmolo, Antonio Noto, Antonio Musumeci, Immacolata Rendo, Marta Iaconinoto, Vittoria Ruta, Maddalena Caccamo, Diletta Sarcià, Chiara Nolano, Emilio Cottonaro, Elia Gaudioso, Erica Blandino, Claudia Curcio, Emanuele Davide Fronte e Federico Incardona, accompagnati dai docenti Pisana e Fede Rinzivillo.
“Con queste iniziative inserite nel quadro del Progetto di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva proposto dal Dipartimento di Religione e recepito dal Piano dell’Offerta Triennale Formativa dell’Istituto – ci spiega il Dirigente scolastico del Galilei – Campailla”, Sergio Carrubba, ai nostri studenti è stata offerta la possibilità di interagire con i principali luoghi istituzionali del nostro territorio, al fine di far maturare in loro il senso dell’essere cittadini attivi e di aiutarli a guardare le Istituzioni dello Stato come realtà che stanno a loro fianco nella tutela del bene comune, nella lotta al crimine, nella salvaguardia della sicurezza e nella costruzione di una cultura della legalità e della giustizia. Questa Udienza al Quirinale rappresenta l’ultima tappa di un percorso che lascerà sicuramente negli studenti una traccia importante sul piano educativo”.
Durante l’Udienza, gli studenti di tutte le delegazioni ammesse, avranno la possibilità di rivolgere domande preordinate al Presidente Mattarella, previa selezione che verrà effettuata dal Gabinetto della Presidenza stessa. E difatti, in vista dell’incontro gli studenti della delegazione del “Galilei – Campailla” hanno lavorato con il Dipartimento di Religione dell’Istituto per formulare delle domande da rivolgere al Presidente Mattarella, e sono state individuate, insieme al Dirigente scolastico Carrubba, le cinque domande previste e da inviare all’organizzazione dell’Udienza per essere sottoposte, qualora ne venga scelta qualcuna, al Capo dello Stato.
“Siamo lieti di questa partecipazione all’Udienza – ci dice la docente Eleonora Fede Rinzivillo – in quanto riconosce il lavoro educativo svolto dalla nostra scuola, la quale tra i suoi compiti si prefigge, tra l’altro, di recuperare tra le Istituzioni dello Stato e le nuove generazioni un rapporto di interazione e di rispetto reciproco, finalizzato a far riscoprire il valore della legalità e della cittadinanza, valore imprescindibile nei rapporti umani e di cui la società attuale ha sicuramente bisogno”.
Gli studenti sono stati coinvolti in modo attivo in un dialogo con alcune Istituzioni dello Stato ed hanno avuto modo, pertanto, di confrontarsi sul fenomeno dello spaccio della droga, sui meccanismi illegali di società finanziarie che aprono conti nei cosiddetti “paradisi fiscali”, sulle modalità di diffusione del fenomeno della corruzione, sull’immigrazione, sul segreto bancario e su tutto quel sottobosco di illegalità che è determinato dall’evasione fiscale a grave danno del bene comune e dei servizi che lo Stato deve garantire. Hanno altresì avuto la possibilità di discutere con rappresentanti delle Forze dell’ordine su problematiche riguardanti il crimine, i reati stradali, il valore della legalità nella nostra società, l’osservanza delle norme comunitarie, l’attività di indagine dei reparti speciali dei carabinieri nelle operazioni di repressione della criminalità organizzata in ordine ai fenomeni criminali presenti nel territorio ibleo, con particolare riferimento alla presenza del fenomeno mafioso e alle modalità con cui si manifesta soprattutto all’interno della vita politica.
Le varie iniziative dell’Istituto “Galilei- Campailla” sul percorso di legalità e cittadinanza attiva effettuato con gli studenti si sono mosse all’interno di tre orizzonti importanti: il primo è stata l’eredità lasciata dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, simbolo nella lotta alla mafia, il quale diceva che “Se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue Istituzioni e delle sue Leggi; non possiamo delegare questo potere né ai prevaricatori , né ai prepotenti, né ai disonesti “.(Gen. Dalla Chiesa, Palermo 01-05- 1982) Con tale frase egli suggeriva la necessità di restare all’interno del consesso civile governato dalle leggi dello Stato per prevenire ed impedire il potere “altro” esercitato dalla mafia. Esortava inoltre a promuovere i valori della legalità e della moralità nelle coscienze e nei comportamenti di molti italiani; la loro perdita di tali valori, infatti, mette a rischio la giustizia e la pace.
Un secondo orizzonte di riferimento culturale del percorso degli studenti liceali del Galilei è stato il pensiero dello scrittore ibleo Gesualdo Bufalino, il quale affermava: “La mafia sarà sconfitta da un esercito di maestre elementari”.
Se c’è una cosa che pesa, nel giudizio esterno sull’Italia, è la criminalità organizzata, la mafia. C’è, dunque, una verità che questo progetto ha voluto sottolineare, ed è questa: in Italia bisogna tutti imbarcaci sulla Nave della Legalità: scuola, Istituzioni politiche, sociali, militari e religiose, organizzazioni di volontariato, culturali ed educative. Se la nave della legalità affonda, se la mafia continua a bucare il suo scafo, affondiamo tutti: le scialuppe di salvataggio non basteranno.
Per arrivare insieme su un porto sicuro, dove la mafia, l’illegalità, il crimine, il terrorismo, l’intolleranza saranno sconfitti, c’è bisogno che tutte le Istituzioni dello Stato, a partire dalla scuola, si adoperino per indirizzare le generazioni di oggi nel solco dell’alto impegno civico e morale, della giustizia e della solidarietà.
Un terzo orizzonte di riferimento culturale del percorso educativo dell’istituto è stato il bisogno di educazione alla bellezza come processo capace di determinare l’esodo dalla distrazione all’attrazione verso il bene.
«Se si insegnasse la bellezza alla gente, – scriveva nei suoi “Cento Passi “ Peppino Impastato – la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità… ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore». In questa acutissima interpretazione di Impastato, l’educazione alla bellezza appare la spina dorsale di un rinnovato senso civico: insegnare la bellezza è un potente antidoto contro la cultura della corruzione e della furbizia – opponendo conoscenza a ignoranza, attenzione a superficialità – e costruirebbe un’alternativa all’omertà e alla cupezza tipici dei territori dominati dalle organizzazioni criminali.
La bellezza ha certamente in sé il potere di cambiare nel profondo, ma non bisogna temere questo cambiamento perché la bellezza, una volta che si è compresa, appare come tenue fiore dal profumo delicato e porta in sé la forza dell’amore, che non offende, ma esalta la libertà. Quella libertà che i giovani amano, ma che deve essere educata ad un esercizio responsabile, rispettoso delle regole e aperto alla solidarietà e cittadinanza attiva.

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