Non erano “viziosi” i nonnini arrestati a Scicli per violenza sessuale aggravata. Sono stati assolti

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Si chiude definitivamente con una sentenza assolutoria il processo sui cosiddetti “nonnini viziosi”, sei anziani sciclitani, di età compresa tra i 64 e gli 85 anni, rimasti in vita solo in quattro, che furono raggiunti nel gennaio del 2008 da ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di violenza sessuale aggravata,

lesioni, sequestro di persona e minacce aggravate con uso di coltello, reati che sarebbero stati commessi sino al 2008 a Scicli ai danni di una giovane minorata psichica sempre di Scicli. A seguito degli arresti scoppiò un caso che rese tristemente famosa Scicli in tutta Italia e anche oltre.
Fu richiesto l’intervento dei Ris dei carabinieri di Messina, furono espletate perizie.
La sentenza assolutoria del Gup del Tribunale di Modica fu impugnata dal Procuratore della Repubblica avanti la Cassazione, che richiese altro giudizio a partire dall’Udienza preliminare.
Questa volta il Gup pronunciò il rinvio a giudizio ed ora il Tribunale di Ragusa, in composizione collegiale, ha pronunciato la sentenza ampiamente assolutoria degli imputati sopravvissuti, Guglielmo P., 66 anni, Giovanni B., 81 anni, Vincenzo M., 81 anni, e Antonino M., 77 anni, tutti difesi dagli avvocati Francesco Riccotti e Daniela Coria. Alla lettura della sentenza i due difensori hanno espresso tutta la loro soddisfazione per avere trovato ulteriori conferme all’ innocenza dei loro rappresentati, anche se dall’epoca dei fatti sono trascorsi dieci anni. L’Avv. Riccotti ha ritenuto di sottolineare come i propri rappresentati siano stati esposti alla gogna mediatica per oltre dieci anni.
“Invero anche la città di Scicli ha sofferto per questa ennesima vicenda giudiziaria che produce allarme e disonore, senza responsabilità.
Ancora una volta Scicli si trova a contare i danni per iniziative giudiziarie e giornalistiche risultate, poi, infondate.
La motivazione della decisione sarà pubblicata nel termine di giorni novanta.
Il pubblico ministero, Valentina Botti, aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione ciascuno.
Il processo aveva tratto origine dal ricovero in ospedale, in seguito alle violenze subite, della vittima, che si era confidata con le assistenti sociali che seguivano la giovane. Questa, interrogata da carabinieri e pubblico ministero, aveva confermato le accuse.

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