Rimedi e diete detox. La rubrica del dottore Federico Mavilla

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Concluse le feste, è tutto un tripudio di rimedi e diete detox. Ma quanto c’è di scientifico in tutti questi trattamenti?
E’ vero, le feste sono probabilmente il momento dell’anno in cui il nostro corpo è messo più a dura prova. Infatti gennaio è il mese dell’anno in cui giornali e tv sono tutto un tripudio di diete detox, tisane detox, prodotti detox. E’ più forte di noi: il concetto di “purificazione” è vecchio come il mondo, e non a caso appartiene a tutte le maggiori religioni e alle pratiche mediche più antiche (dai salassi all’uso delle sanguisughe).

E’ un’idea che in qualche modo ci è familiare da sempre, e ci fa sentire meglio dopo qualche strappo alle regole. Forse non tutti sanno che nel corpo l’eliminazione delle scorie è compito del fegato e dei reni (e dell’apparato digerente, del sistema linfatico e del sangue).
I reni sono un vero e proprio “impianto di depurazione”, un filtro per eliminare le nostre scorie con l’urina, e il fegato è lo sfasciacarrozze ufficiale del corpo: riesce a disassemblare e mandare in smaltimento praticamente tutte le schifezze che potrebbero farci male. Per fortuna la maggioranza delle sostanze non si accumula nel corpo (e meno male, sennò molti di noi sarebbero probabilmente morti o in condizioni gravi), ma viene smaltita proprio dal fegato e reni. In genere, questi due organi non hanno bisogno di venire “detossificati” come qualcuno dice, tranne in casi eccezionali. No, l’abbuffata di Natale non è un caso eccezionale: le situazioni limite sono il coma etilico o l’overdose da stupefacenti. E in quel caso non c’è tisana detox che tenga: ci vogliono strumenti di emergenza più radicali, come la lavanda gastrica, la trasfusione o la dialisi.
Ma allora perché si parla così tanto della necessità di “disintossicarci”? Intendiamoci: che gli alcolici e le abbuffate ci facciano male è indubbio, e non è assolutamente corretto sottoporre il nostro corpo a un simile regime alimentare a lungo. Ma che questi alimenti lascino un residuo tossico nel nostro corpo non è un concetto così scontato. Stranamente, i rivenditori di prodotti detox non spiegano mai cosa sia di preciso una tossina. Anzi: quando gli è stato chiesto in maniera esplicita, in alcune interviste svolte da un’associazione britannica, non hanno saputo rispondere (e se non lo sanno loro…). Se s’intende semplicemente una sostanza tossica, potenzialmente tutto è tossico se assunto in dose eccessiva.
Qualcuno ha puntato il dito contro i radicali liberi: molecole con un elettrone spaiato, altamente reattive con quasi tutto ciò che incontrano (un po’ come il solito compagno di classe attaccabrighe che riesce a litigare con tutti). Ogni cellula ne produce un po’ durante le normali attività fisiologiche, ma la loro produzione aumenta con l’invecchiamento o in situazioni patologiche come il cancro o malattie degenerative. E’ risaputo che questi scavezzacollo possono danneggiare le nostre cellule e il nostro DNA, per cui molte diete detox puntano ad alimenti ricchi di antiossidanti, sostanze in grado di disinnescare i radicali liberi. Ma magari non tutti sanno che, proprio per le loro proprietà, i radicali sono anche una delle principali armi del nostro sistema immunitario: alcune delle nostre cellule di difesa li sguinzagliano contro aggressori come batteri e virus, in modo da danneggiarli e levarli dai piedi. Insomma il corpo li utilizza anche a fin di bene.
Insomma, non è così scontato che i radicali liberi siano sempre “cattivi”, e allo stesso modo non è detto che un’aggiunta di antiossidanti faccia sempre bene. Al contrario: molti studi dimostrano che l’assunzione di antiossidanti non solo non previene le malattie, ma in alcuni casi aumenta anche la mortalità.
Molti trattamenti detox inoltre contengono agenti diuretici e/o lassativi, il cui unico effetto è quello di aumentare l’eliminazione di acqua e sali minerali (con il rischio di disidratarci se esageriamo).
Inoltre l’uso continuativo di lassativi può far sì che l’intestino si abitui e che quindi, una volta smesso il “trattamento detox”, sia costipato. E parlando di costipazione, devo aprire una breve parentesi su un argomento altrettanto sgradevole: fra le varie trovate detox ce ne sono alcune, per così dire, originali, e fra candele per le orecchie, sali himalayani per il bagno, cerotti detox per i piedi e acque minerali detox, occupano un posto d’onore i clisteri, alla base della cosiddetta idrocolonterapia. L’idea è che nel colon vi siano aree di accumulo di residui tossici, che possono essere “lavate via” con clisteri a base di erbe, enzimi o persino caffè. In realtà accumuli di materiale si verificano solo in caso di patologie serie (che, ancora una volta, non includono il cenone di Natale). In compenso l’idrocolonterapia, spesso promossa con una cadenza settimanale, può compromettere la mucosa intestinale e causare ulcere. I clisteri di caffè sono anche alla base di una delle diete detox più chiacchierate, la dieta Gerson, che pretende di guarire malattie gravi, incluso il cancro, con un semplice regime a base di succhi di frutta, verdure, integratori e, appunto, clisteri. E’ chiaro che favorire il consumo di frutta e verdura rispetto ad altri alimenti abbia un effetto protettivo sulla nostra salute ma, tralasciando l’inutilità e i rischi dei clisteri di caffè di cui dicevamo prima, è bene sapere che queste diete non curano affatto gravi patologie come il cancro (checchè qualche ciarlatano ne dica), e sono rischiose nel momento in cui un paziente decide di riporre tutte le sue speranze su di loro rinunciando alle cure oncologiche. Non c’è nessuna prova scientifica di efficacia di tutti questi rimedi detox, ma i rischi ci sono ed è bene conoscerli (e magari fare una chiacchierata con il proprio medico in caso di dubbi).
La ricetta giusta è quella classica: una dieta equilibrata, un po’ di movimento, bere tanta acqua e il giusto riposo. ( fondazione veronesi ),

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