LA SENATRICE PADUA INCONTRA IL MINISTRO LORENZIN: “PRESENTERO’ UN EMENDAMENTO PERCHE’ POSSA ESSERE REALIZZATO IN PROVINCIA UN ALTRO DEA DI PRIMO LIVELLO”

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“Gli ospedali riuniti di Modica-Scicli, all’interno del piano regionale della riorganizzazione ospedaliera, sono un presidio fondamentale per il territorio e vanno salvaguardati, evitando assolutamente ogni scenario che determini una possibile diminuzione funzionale delle strutture e, quindi, una ridotta risposta per le necessità di salute dei cittadini”. A dirlo è la senatrice del Pd, Venera Padua, dopo l’incontro con il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

“Per tale ragione – spiega la senatrice – appena appreso delle modifiche determinate dalla riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, mi sono attivata per favorire la migliore interlocuzione tra il ministero della Salute e l’assessorato regionale alla Sanità, ai fini della rilevanza delle peculiarità del nostro territorio, per non ridurre ma ampliare i servizi offerti.
Date le condizioni della nostra provincia va trovata una soluzione alla questione, per il bene dei cittadini iblei. Ho anche approfittato della conversione in legge del decreto cosiddetto ‘Milleproroghe’, che dalla settimana prossima sarà all’esame del Senato, per presentare un emendamento che sproni chi di dovere a trovare una soluzione equa: un terzo ospedale sede di Dea di primo livello nella nostra provincia, con le regole attuali, non sarebbe possibile. Tuttavia una via d’uscita potrebbe esserci, derogando alle norme attuali e prevedendo tale possibilità – questo è il contenuto nell’emendamento che ho presentato – tenendo conto delle particolari esigenze locali legate all’emergenza immigrazione. Emergenza che, come noto, ha assunto in un brevissimo arco di tempo una dimensione abnorme, acquisendo i caratteri di una questione strutturale. D’altra parte riferisce al bacino d’utenza degli ospedali riuniti di Modica-Scicli l’intera area di Pozzallo, Ispica, Pachino, Rosolini e Portopalo, con l’inevitabile conseguenza che sarebbe paradossale una minore presenza dei presidi d’urgenza pubblici proprio in quella parte della provincia dove ci sono
le maggiori necessità”.

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