Lavoratori sul piede di guerra per l’apertura a Pasquetta dei centri commerciali

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Si avvicina la Pasqua, molte persone si preparano a festeggiare con parenti ed amici, come succede soprattutto al sud, festeggiando ininterrottamente anche il lunedì dell’angelo che vede impegnati in scampagnate e pranzi molte persone. Non sarà così o per lo meno non la pensa così la direzione del Centro Commerciale “La Fortezza” di Modica che ha deciso di far rimanere aperto il Centro commerciale ed i rispettivi negozi all’interno, costringendo così i dipendenti a sacrificarsi proprio il giorno di Pasquetta. Purtroppo i titolari delle attività commerciali hanno il dovere di rispettare le regole del Centro Commerciale dovendo predisporre l’apertura e dovendo impegnare i propri dipendenti. Qualcuno direbbe “non c’è più religione” essendo la maggior parte dei dipendenti della Fortezza genitori che attendono le feste per potersi dedicare ai propri figlio o ai propri cari. Ma può interessare tutto ciò al direttore di un centro commerciale? Il personale pur trovandosi tra l’incudine e il martello, ha intanto espresso il proprio disappunto dopo aver appreso dell’apertura straordinaria, in uno dei pochi giorni segnati in rosso sul calendario. A questo punto la domanda sorge spontanea – è giusto impegnare i lavoratori, che già lavorano tutti i giorni, proprio il giorno della Pasquetta? La risposta adesso spetta ai sindacati che dovranno difendere quanto chiesto dal personale dei Centri commerciali che sperano giustamente in un ripensamento da parte della direzione, sperando nella riapertura dopo la pasquetta, per il quieto vivere di tutti. Intanto sulla questione è intervenuto anche il Sindaco di Modica Ignazio Abbate, che ha espresso piena solidarietà ai lavoratori, rimanendo al loro fianco in questa situazione in cui viene recriminato solo un loro diritto. La Pasqua deve essere un momento di gioia e deve esserla per tutti.

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1 commento

  1. Anche quest’anno, come per i precedenti, gli articoli che riguardano le aperture festive dei negozi e le loro conseguenze finiscono fulmineamente nel dimenticatoio, snobbate con superficialità: poche visualizzazioni e pochi o zero commenti. Forse domina sovrana l’inconsapevolezza che il successo di iniziative commerciali o di prodotti sia decretato dai consumatori, che oggi hanno persino la forza, quando la virtù si intrufola provvidenzialmente in qualche faccenda, di far desistere grandi aziende da scelte ai danni dell’occupazione. Ma, a quanto pare, la sterminata massa dei consumatori non ha maturità a sufficienza per scelte etiche consone alla migliore natura umana. I commercianti fanno il loro mestiere, i sindacati (per sfortuna o fortuna) non hanno più il potere di una volta ma i consumatori, nell’era del consumo indiscriminato, fanno il bello e il cattivo tempo. Riuscite ad immaginare un gruppo di consumatori/manifestanti, davanti ai centri commerciali con cartelli recanti scritte del tipo: “per Pasquetta non compro”, “no allo shopping domenicale”, “le feste me le godo lontano dagli affari”, “non svendo i diritti dei lavoratori al business”, “c’è un tempo per lavorare e un tempo per riposare”, ecc.? Quale direttore di centro commerciale o commerciante in genere, seduto alla scrivania per il rendiconto giornaliero, rilevando solo uscite e nessuna entrata, è così dissennato da continuare ad aprire senza guadagno? La soluzione ad una oramai incresciosa pratica commerciale è nelle mani dei consumatori e su di loro grava la responsabilità degli immorali effetti. Astenersi dal girovagare nei negozi in tempo festivo non può che giovare a tutti. Fatta eccezione per i servizi concernenti la salute (ospedali e farmacie), la sicurezza (forze dell’ordine) il turismo (alberghi, ristoranti) e i trasporti, le smanie e le bizze dei consumatori possono essere tenute a freno, con il concorso della loro volontà. Si può resistere alla voglia irrefrenabile di una camicia il 25 aprile o di un preparato per torte il 1° maggio? Si può ritenere inopportuno l’acquisto di un paio di scarpe a Pasquetta o di un maglione una qualsiasi domenica? Spesso il consumatore festivo non pensa che dietro alle sue voglie consumistiche ci sono persone meno fortunate di lui e che il suo istinto di acquistare in giorno festivo compromette la qualità del suo riposo e nega un diritto a chi subisce gli effetti della sua esecrabile scelta. E’ così difficile respirare il profumo di un giorno festivo, aprendo il cuore alla libertà e chiudendo le porte all’egoismo?

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