La Biblioteca di Modica è finalmente aperta

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Attesa per più di un decennio, la Biblioteca Comunale di Modica, intitolata a Salvatore Quasimodo è finalmente una realtà.
Il tempo ci dirà se la scelta del Palazzo Moncada, vicino al Teatro Garibaldi, quindi in pieno centro storico, sia stata una scelta felice o meno. I risultati appaiono gradevoli e frutto del notevole impegno di questa amministrazione comunale: biblioteca dei piccoli a piano terra, una sala conferenze al piano superiore, uno spazio dedicato ai volumi antichi, frutto di lasciti di privati e in gran parte derivante dalla biblioteca dei PP. Cappuccini di Modica e dell’opera di uno straordinario personaggio “purtroppo dimenticato” come ha sottolineato il prof. Giuseppe Barone in un breve excursus, frate Arcangelo Castagna, che fra il 1750 e il 1770 riordinò e catalogò ben 6.000 volumi che passarono, con la soppressione degli ordini monastici, al demanio comunale e quindi a questa biblioteca.
L’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale, Roberto Lagalla, ha posto l’accento sulla vivacità culturale di questa città di cui la rinata biblioteca sarà centro motore.
Sulla cronaca della cerimonia inaugurale rimando volentieri il lettore ad altro e più completo articolo presente su questa testata; quello che mi preme sottolineare – a parte qualche smagliatura nel tessuto organizzativo della cerimonia, quale quella di cominciare con ben cinquanta minuti di ritardo pur essendo l’ospite principale presente da tempo e in perfetto orario, che ha costretto il moderatore, Marco Sammito, a limitare gli interventi degli ospiti (era proprio necessario che parlassero tutti?) prima che la marea di brusii dei giovani studenti presenti salisse oltre un preoccupante livello – è stata l’assenza di molti di coloro che, in questi anni, si sono battuti per la riapertura della biblioteca. Lo sgomento iniziale, scaduto in seguito a semplice stupore, hanno avuto entrambi vita breve quando ho considerato il carattere profondo di questa bella, nobile, antica ma impossibile città.
Può essere di conforto sapere che la capacità di trovare le migliori energie più per distruggere che per costruire non è novità che appartiene alla cronaca recente, ma alla storia di questa terra; ciò è tanto vero che un illustre e obiettivo studioso del passato, l’abate Paolo Balsamo, nel suo “Giornale del viaggio fatto in Sicilia e particolarmente nella Contea di Modica”, nel 1808, scrisse in quella lontana primavera di duecentodieci anni fa alcune osservazioni che sono amaramente attuali e che ripropongo soprattutto a beneficio di chi ha vestito l’abito del “contrario a prescindere”, ma che reputo comunque migliore di quello che ha scritto sui social network.
«Modica non ha molto commercio, e si accordano tutti nel dire che l’agricoltura, comparativamente a qualche altra popolazione della Contea, non è in quell’onore, e perfezione, che potrebbe e dovrebbe essere. Io non voglio decidere che ciò sia una conseguenza delle tante preminenze, e privilegj, dei quali ha sin da tempi antichissimi goduto in qualità di capitale di tutta quella ricca Baronia; ma non posso tacere il fatto che ivi non poche persone parlano, e si occupano meno di campagne, e coltivazioni, e più di Grancorti, di cause, di giurisdizioni, di toghe, di cappelle reali, di alabardieri ecc. Dico inoltre, che ad alcuni perspicaci osservatori i costumi del paese sembrano alterati alquanto, e contaminati da quello spirito contenzioso, torbido, e diffidente, ch’è proprio della Curia, e che non va molto d’accordo con la fatica, e l’industria.
Alla verità vivono colà e sopra la malvagità e la discordia degli uomini più dottori, e causidici, che in una dozzina di altre somiglianti città dell’Isola… ».

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