Presentato a Modica “Mal di mare – traffici di vite umane e complicità occulte” di Michele Giardina

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C’era un venticello africano ieri sera durante la presentazione dell’ultimo libro di Michele Giardina “Mal di mare – traffici di vite umane e complicità occulte”, a sorvolare sullo spazio all’aperto dedicato agli ospiti presso l’Hotel Borgo Don Chisciotte, quasi a voler sottolineare la vicina presenza dell’Africa nella vita di tutti i nostri giorni, l’incombere di questo grande continente col quale l’Europa ha scambiato uomini e problemi sin da tempi immemorabili.

La presentazione del libro è stata curata dall’Associazione “Confronto”, che si pone come scopo quello di aprire un “dialogo costruttivo e propositivo” sui temi del momento e del territorio, come si legge sul suo sito e così come ribadito dal suo presidente, Enzo Cavallo, nel saluto rivolto agli ospiti e ai relatori.
“Questo fenomeno non può essere ancora qualificato come emergenza” – ha detto nel suo intervento il dott. Daniele Tedeschi, fisiologo e ricercatore – “perché le emergenze riguardano eventi violenti, imprevedibili e di durata limitata nel tempo”, non un flusso continuo di persone che il libro di Michele Giardina dimostra di essere cinicamente pianificato alla partenza e sfruttato durante e dopo il viaggio.
Grande interesse ha suscitato l’intervento del prof. Giuseppe Barone, docente di Storia Contemporanea e attento osservatore della politica internazionale, specialmente quando ha posto l’accento sulle cause storiche di questo fenomeno epocale, sugli errori commessi dall’Europa durante la colonizzazione e lo sfruttamento dell’Africa, sulla frettolosa e maldestra decolonizzazione che, di fatto, si è resa complice di dittatori sanguinari e corrotti che hanno impedito a questi sfortunati popoli di trovare la via verso la democrazia e il benessere; sulla recente, sconsiderata decisione di intervenire su questi precari equilibri iniziando la stagione delle “primavere arabe” che hanno prodotto risultati peggiori del male che si proponevano di sconfiggere. La comparsa d’innumerevoli “signori della guerra” al posto dei dittatori sconfitti – che pur con mezzi violenti riuscivano a mantenere una sorta di “pace” fra tribù fra loro storicamente nemiche – e di gruppi armati tenuti assieme dal collante religioso, ha provocato caos, distruzione e morte in interi Paesi. Da qui l’imponente flusso di migranti che ha finito, nell’ultimo mezzo secolo, per capovolgere il rapporto numerico dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo a netto sfavore degli europei.
Altro problema trattato è il ruolo ricoperto dalle cosiddette O.N.G., Organizzazioni Non Governative, che stazionano ormai davanti alle coste libiche e così in prossimità da essere sospettate – alcune – di fare “da taxi del mare”. E con l’Europa voltata da un’altra parte, l’Italia è stata lasciata sola ad affrontare questo fenomeno migratorio che, a lungo andare, provoca seri problemi organizzativi, finanziari e sociali.
Armando Siciliano, editore di questa e di altre opere di Michele Giardina, ha precisato che la sua Casa editrice, pur avendo avuto una storia molto attenta al tema del sociale e, quindi, particolarmente sensibile al tema dell’accoglienza e della solidarietà, non ha potuto che dar ragione allo scrittore e di avere deciso, per giunta, di anticipare la pubblicazione già prevista a novembre “… perché si tratta di un’opera imponente dal punto di vista dell’analisi, della ricerca e del racconto puntuale di fatti ed eventi che corrono velocemente verso la storia”.
Infine l’autore del libro, Michele Giardina, ha letto il testo di un suo articolo pubblicato il 5 gennaio 2017, dove si adombrava qualche sospetto sulle Organizzazioni Non Governative, sì, ma che si fanno pagare gli interventi dai governi, composte da volontari, sì, ma a volte ben pagati, che gli fruttò un perentorio “invito” presso la Questura di Ragusa. In pratica, il funzionario addetto voleva sapere dal giornalista quel che in quel posto si mostrava di non sapere.
Ogni ipotesi che personalmente faccio sullo scopo di quell’interrogatorio, perché di questo alla fine s’era trattato, è abbastanza sconfortante: se in Questura non sapevano nulla, vuol dire che i costi di questa struttura sono superflui perché non riesce – pur con tutti i canali d’informazione disponibili, compresi quelli riservati – a conoscere particolari che sono pubblicati su un articolo, oppure, che si sia trattato di un mero atto intimidatorio. Forse, con quell’articolo, s’era squarciato il velo che copriva una verità di comodo ipotizzando opacità criminali che i fatti successivi, compresi quelli dell’indagine avviata dalla Procura di Catania, hanno rivelato essere fondati.
Il libro mostra quindi un potenziale che invita alla lettura ed è il frutto di una ricerca della verità che mai ha abbandonato il suo Autore che, alla fine, diffida qualche eventuale e interessato imbecille a definire il suo lavoro come frutto di xenofobia perché sarebbe immediatamente smentito dalla sua storia personale.
La serata è stata ben moderata dal conduttore radiofonico Daniele Voi, che ha letto qualche pagina dell’opera, e allietata con alcuni brani eseguiti da Riccardo Scala, Pietro Zisa e Piero Susino, ex componenti del complesso musicale degli anni Settanta “The Black Stones”, che, alla fine, non senza una certa ironia, è la traduzione inglese di “Pietrenere”.

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