Collegio Provinciale degli infermieri di Ragusa sull’articolo del Dottore Mavilla. Riceviamo e pubblichiamo

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Mi auguro che mi si permetta di rispondere a quanto pubblicato nella vs testata giornalistica a firma del Dott. Federico Mavilla (nella sua rubrica) sul tema “Infermiere di famiglia”.
Vorrei iniziare le mie considerazione su quanto espresso nel finale dell’articolo, dal succitato Medico, riguardante il triage: non voglio disquisire sul numero di leggi tutt’ora emanate riguardanti il triage e chi se ne deve occupare,  non voglio parlare di linee guida internazionali , nazionali e regionali, e non voglio ancora parlare di protocolli e procedure elaborate da eminenti specialisti del settore con anni di esperienza nel campo dell’emergenza. Mi risulta alquanto improprio il Suo intervento  su una materia a lei certo non conosciuta, altrimenti non si esprimerebbe in questi termini (ma capisco che “qualcosa” deve pur scrivere!).

Voglio invece semplicemente fare un ragionamento elementare per far capire, soprattutto a chi è completamente digiuno della materia (anche lavorando nel ramo “Sanità”) di cosa si occupa il triagista. Il triagista è un infermiere con formazione specifica (e vi risparmio i riferimenti legislativi) che dopo valutazione secondo protocolli e procedure scientifiche assegna un codice di priorità di accesso agli ambulatori medici dove l’utente sarà visitato (ovviamente un infermiere non fa diagnosi medica). Cosa dovrebbe fare, secondo la sua “estrernazione”, un medico al triage? A mio avviso violerebbe il suo mandato istituzionale che è appunto quello di fare il MEDICO. Procediamo per passi – lenti: giunto in accettazione il paziente viene accolto dall’infermiere triagista che lo valuta secondo quanto descritto prima, il medico cosa farebbe? Spero lo visiti, cerchi in tutti i modi di formulare una diagnosi e dare una terapia (quello che tutti i cittadini si aspettano dai medici) ed è quello per cui sono preparati attraverso il loro percorso formativo. Mi preoccuperebbe abbastanza, come cittadino, se così non fosse. Ma ritorniamo al triage…. visita, anamnesi, prescrizione di esami strumentali, diagnosi “probabile” o certa e conseguente terapia, i medici fanno questo o no gentile Dott. Mavilla, se facessero altro non si chiamerebbero medici. Una volta fatto tutto questo cerchiamo di calcolare un minimo di tempistica, mezz’ora o tre quarti d’ora o su di li ad utente. In un medio pronto soccorso con circa 100 accessi al giorno non basterebbero le 24 ore solo per l’accettazione di circa 50 utenti (il resto possiamo rimandarlo a domani Dott. Mavilla). Oppure Lei suggerisce di mettere un medico che faccia triage come l’infermiere per poi dire all’utente “guardi le assegno un codice dopo sarà visitato da un mio collega che farà quanto in proprio potere per risolvere il suo problema”, quale crede sia la domanda ovvia nell’utente Dott. Mavilla? “…………. Ma io sto male lei è un medico mi dica cos’ho ma soprattutto mi dia qualcosa per il mio malessere”. Che poi è quello che i cittadini chiedono ai medici. E nel rimandarlo ad “altri” senza fare quanto è in suo potere di Medico come si coniuga con il Suo Codice Deontologico? Mah…… E se succede qualcosa all’utente che aspetta di essere visitato dal Suo Collega come ne esce fuori? Forse ho sbagliato del tutto le mie considerazioni e magari Lei pensava di abolire il triage fatto da INFERMIERI e creare un sistema nel quale il medico visita subito l’utente senza che debba aspettare il proprio “turno”. Le faccio due conticini: occorrono in media dai sei ai setti ambulatori completi di medici ed infermieri per realizzarlo (in un pronto soccorso medio) faccia un po’ i conti in termini di spesa, le lascio carta bianca, le posso dire che un infermiere guadagna in media 1300 euro al mese, quando guadagna un medico lei lo saprà meglio di me. E’ comunque per quanto mi risulta nel pronto soccorso nel quale lavoro non è mai morto nessuno aspettando di essere visitato e questo è indice che il triage è fatto bene da professionisti preparati, riguardo l’attesa purtroppo non dipende dal triagista ma da una serie di circostanze ascrivibile a tante cose che non sto qui ad elencare. Però voglio darle un dato: nei tre pronto soccorsi ragusani di Ragusa, Vittoria, Modica, affluisce annualmente una media di circa 100.000 utenti! La popolazione complessiva della Provincia e di circa 300.000 mila abitanti, ora se un terzo della popolazione ha bisogno dei pronto soccorsi provinciale qualcosina a livello territoriale non funziona  e calcisticamente parlando come il paragone da lei fatto quando una squadra non funziona potrebbe anche essere necessario cambiare l’allenatore (sempre calcisticamente parlando – mi si perdoni la ripetizione!!!!)
Lavoro gomito a gomito, e mi onora farlo, con medici dell’emergenza con esperienza e preparazione sicuramente superiori alle sue in quest’ambito e mi creda “castronerie” simili non ne hanno mai dette, perché conoscono il lavoro che si fa in emergenza  e conoscono l’enorme impegno che l’infermiere triagista deve mettere in campo per fare in modo che per prima venga visitato dai Suoi Colleghi chi lo necessita.
Per inciso in Giappone, se non ricordo male, è stato fatto un esperimento del genere, mettere dei medici al triage ma il tutto è naufragato in un nulla di fatto (aumento considerevole dei tempi d’attesa)  e sa perché, perché i medici facevano i medici, quello per cui avevano studiato ed è quello che i cittadini si aspettano da Voi.
Da noi si aspettano che facciamo gli infermieri e questo noi siamo, preferiamo essere buoni infermieri che “piccoli medici” mi creda!
La Sua ulteriore esternazione riguardante l’istituzione dell’infermiere di famiglia, definita “un’improvvisazione alquanto pericolosa”  risulta essere offensiva nei confronti degli infermieri e dannosa nei riguardi dei cittadini in quanto dà un’immagine sbagliata della nostra professione e vorrebbe lasciar trasparire che siamo “mestieranti dominati da un’assoluta anarchia formativa “. Le ricordo, anzi no, le dico perché non lo sa, che le Università italiane hanno istituito “Master Universitario di I livello con indirizzo di Infermieristica per la continuità assistenziale Territorio-Ospedale-Territorio”, Ah!…che asini pomposi questi dell’università fanno le cose senza chiedere il parere ai medici di famiglia….. A proposito le facoltà sono quelle di Medicina e Chirurgia (Noi non abbiamo ancora un facoltà separata!) quelle che danno la Laurea ai Medici quindi “l’improvvisazione pericolosa” parte da dentro la vostra Università e coerenza vorrebbe che facciate “disgustato” reclamo!
Avere infermieri che si occupano di assistenza domiciliare può solo tornare utile al cittadino, e la informo (…ed adesso lo sconvolgerò!) che esistono anche infermieri che collaborano con le farmacie (si metta l’animo in pace questi “pericolosi improvvisatori” hanno invaso anche le farmacie). Per concludere (senza retorica!) ponga il suo interesse nel migliorare la sanità in generale senza scagliarsi contro professionisti che operano in onesta e completa legalità.
Vorrei firmarmi solo: Un INFERMIERE
Ma per ragioni Istituzionali mi firmo per esteso.
Dott. Inf. Gaetano Monsù
Presidente del Collegio Provinciale IPASVI di Ragusa.

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7 Commenti

  1. Pregiatissimo Presidente provinciale del collegio IPASVI, sapevo già che il mio articolo avrebbe creato una pronta reazione da parte della categoria professionale, che Lei certamente ben rappresenta. In effetti, già, il titolo lo preannunciava ” accende la polemica. ” Ma, in verità, le mie intenzioni non erano certamente di non riconoscere la validità e la professionalità che, negli ultimi decenni, l’infermiere professionale, pardon il dottore infermiere, ha acquisito. Siete cresciuti in esperienza, competenze, efficienza e validità nello svolgere incarichi, che una volta erano demandati soli ai medici. Dove nasce allora la vostra decisa reazione ??.. Sicuramente dalle mie personali, errate dite voi, valutazioni ed opinioni, in cui in definitiva dichiaro che il vostro lavoro all’ interno del triage, sotto sempre la supervisione del medico, non è altro che un’accettazione, comprendente anche eventuali richieste di esami o ecg, tutto utile ad evitare i tempi di attesa al PS. Ebbene chiariamolo bene che vuol dire triage: è un termine tecnico che deriva dall’omonimo verbo francese traducibile nel tremendo “cernita” italiano; ecco, proprio così, tremendo perché si applica ai pazienti che arrivano all’ospedale. Sulle persone, insomma, che il personale del pronto soccorso, l’infermiere professionale, specialista in triage,è chiamato a valutare a seconda della gravità, assegnando una volta dei codici colorati, dal bianco al rosso, ora dei numeri da 1 a 5, bianco o 1 che vuol dire “puoi farti curare tranquillamente dal tuo medico di famiglia “, rosso o 5 “sei in pericolo di vita”.
    E tutto questo, negli ultimi anni, viene chiarita e segnalata, e beh un punto d’onore va assegnato all’ospedale, la spiegazione al pubblico dei “codici colore o di numeri” (così si chiamano) è addirittura riportata in varie lingue, oltre che in inglese e nelle altre lingue “occidentali”.
    Certo, tornando al nostro triage, è vero: forse un bel cartello con scritto “accettazione” sarebbe meglio.

  2. INVITO SERENAMENTE IL MEDICO SOPRACITATO A SEDERSI CON I NOSTRI COLLEGHI DI QUALUNQUE PRONTO SOCCORSO IN TRIAGE E VEDERE LUI COME SE LA CAVA CON LA SUA ESPERIENZA NELL’ASSEGNAZIONE DEI CODICI

  3. Egregio Sig. MAVILLA dalla sua risposta evinco arroganza, presunzione e non conoscenza della professione infermieristica, ma questo può anche starci. Non si può conoscere tutti e tutto. Lei ha bisogno di una formazione sul campo dei sistemi che Lei stesso elenca. Quale Cernita nazionale in Italia viene effettuata sotto SUPERVISIONE medica?.Ma Lei è entrato mai in un Pronto Soccorso? Mi fermo qui, anche perché le polemiche erano scaturite dalle considerazioni e proposte del Segretario Nazionale Nursind sull’infermiere non professionale (dizione usata da persone non competenti in materia..oggi da circa 15 anni Collaboratore Professionale Sanitario INFERMIERE..non professionale..la Laurea è in infermieristica non professionale, ma professionista) di famiglia. Io credo che le due professionalità possano coesistere in ambito di assistenza, uno diagnostica e prescrive l’altro assiste e segue le indicazioni impartite. In ospedale da un trentennio funziona, perché non farlo funzionare in ambito assistenziale e territoriale? Quello che ci guadagna è la persona assistita. E li che si puntano gli obiettivi e non sulle disquisizioni personali. L’equipe sanitaria collabora disquisisce e si confronta per ricercare un obiettivo comune, uno stato di salute ottimale. Se vuole discutere di questo possiamo sederci attorno ad un tavolo e discutere. Nel caso contrario Lei resterà un medico (per fortuna uno dei pochi) che ha una visione medicocentrica dei servizi sanitari. Cordiali Saluti. Il Segretario Territoriale Nursind Ragusa. Claudio Trovato

  4. “sapevo già che il mio articolo”..un po’ fuori luogo dopo aver fatto copia incolla…

  5. DA INFERMIERE TRIAGISTA,QUALE SONO STATO,CAPISCO BENISSIMO CHE LEI ,SIGNOR,PARDON ,DOTTOR MAVILLA HA POCHE IDEE E BEN CONFUSE.

    LA ESORTO A FARE VOLONTARIATO PER UN PAIO DI MESI IN UN PS E POI NE RIPARLIAMO.

  6. Caro dottor Federico Mavilla meno male che nei pronto soccorso e nelle corsi ospedaliere ci sono gli infermieri perché se dipendesse solo da voi medici…
    Avissimu vogghia raccupari…

  7. Buongiorno, egregio Dr. Mavilla, da quello che scrive emerge nettamente la non conoscenza della figura Infermieristica, (anche se cerca di documentarsi al momento su determinati argomenti vedi Triage).
    Per fortuna che i Medici non sono e non la pensano come lei, anzi…..
    Cordialmente
    Infermiere Legale/Forense

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