I calcoli renali, cause, sintomi, cure. La rubrica del dottore Federico Mavilla

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La calcolosi renale, detta come termine medico nefrolitiasi (o litiasi), proviene dal greco e significa “pietre nel rene”. E’ una patologia delle vie urinarie caratterizzata dalla formazione di calcoli, aggregati duri di cristalli, formati da varie sostanze chimiche come il calcio (ossalato di calcio o fosfato di calcio), meno comunemente da acido urico. Sono quindi vere e proprie pietruzze derivanti dai depositi di sali minerali che si separano dall’urina all’interno delle vie urinarie oppure nei reni. Inizialmente cominciano come particelle microscopiche, ma col tempo si accrescono fino a raggiungere dimensioni variabili, che vanno da pochi millimetri fino a 6-7 centimetri di diametro. Quando i calcoli sono di piccolissime dimensioni e riescono a percorrere le vie urinarie vengono espulsi spontaneamente dall’organismo, talvolta, se ve ne è necessità, ricorrendo all’ausilio di farmaci.

Quando, invece, i calcoli hanno dimensioni più grandi si possono depositare nei reni, negli ureteri e in vescica e per l’espulsione può essere necessario il ricorso alla chirurgia.
La calcolosi renale è una malattia di grande impatto sociale per la sua elevata frequenza, è estremamente variabile in funzione di dieta, stile di vita, condizioni socio-economiche ed ambientali.
I calcoli di ossalato di calcio sono più frequenti nei soggetti più giovani, mentre i calcoli misti e i calcoli di acido urico tendono a manifestarsi nell’età più avanzata.
I calcoli renali si formano per varie cause sia di natura endogena che esogena e sempre per una scarsa introduzione della quantità di acqua, utile ai reni per consentire una efficiente diluizione delle sostanze disciolte nell’urina. I reni, infatti, devono produrre una quantità sufficiente di acqua per poter rimuovere i rifiuti in eccesso dal sangue, mantenere stabile il rapporto dei sali presenti nel sangue oltre che produrre ormoni. Ci sono pure altre cause secondarie, responsabili della formazione dei calcoli renali, come le infezioni delle vie urinarie, la malattia cistica renale, le infiammazioni croniche dell’intestino, i disordini metabolici (per esempio l’ipertiroidismo).
Tra i fattori di rischio, comunque, l’alimentazione può essere considerato un elemento importante per la formazione di calcoli renali. Una dieta ricca di carni, infatti, induce una sovrasaturazione urinaria di acido urico che, favorita da iperuricemia ed uricosuria, pH basso e insufficiente assunzione di liquidi, promuove la cristallizzazione dell’ossalato di calcio. Anche l’obesità e un incremento dell’indice di massa corporea (BMI) sono correlate alla nefrolitiasi. Perfino alcuni farmaci possono precipitare direttamente nelle urine a costituire un primo nucleo di aggregazione cristallina.
La colica renale si presenta quando il calcolo si muove con un dolore improvviso e lancinante che parte dalla schiena e arriva al basso ventre. Il più delle volte si irradia lungo la gamba omolaterale e negli uomini può arrivare a interessare anche il testicolo. Spesso è accompagnato da nausea, vomito e stato febbrile. Chi lo ha provato, paragona il dolore di una colica renale a una ferita inferta da un’arma e c’è chi lo ritiene inferiore soltanto a quello del parto perché è talmente forte da smorzare il respiro. Altri sintomi di calcoli renali possono essere il sangue nelle urine (urina rossa, rosa o marrone), il vomito, la nausea, il bisogno frequente di urinare.
Per diagnosticare i calcoli renali si eseguono esami che possono fornire informazioni sulla posizione e sulle dimensioni del calcolo e su una eventuale ostruzione al deflusso dell’urina in vescica: la radiografia diretta apparato urinario, una ecografia renale e vescicale, l’ uro-TAC, alcuni esami ematochimici come la creatinina e l’ azotemia, che mostrano lo stato della funzionalità renale.
La formazione dei calcoli renali si può prevenire adottando sane abitudini alimentari. Innanzitutto, la dieta deve essere calibrata a seconda del tipo di calcolo. In ogni caso è importante ridurre il sale nelle pietanze ed evitare i cibi pronti che ne contengono in abbondanza. Da evitare i salumi e gli insaccati, alici, acciughe, gamberi, cozze, cavoli, piselli, asparagi, spinaci, the, nocciole, cioccolata, succhi di frutta.
L’idratazione è fondamentale: per evitare la formazione di calcoli e, nel caso ve ne fossero già, per aiutarli ad espellerli, bisogna bere almeno 2 litri di acqua al giorno prediligendo acqua con basso contenuto di sodio e calcio; da evitare, invece, l’acqua gassata in quanto può acidificare le urine.
Le decisioni circa il trattamento dei calcoli renali sono influenzate da dimensioni, sede e forma dei calcoli. La maggior parte dei calcoli di diametro inferiore ai 4 mm riescono a passare attraverso le vie urinarie e ad essere espulsi spontaneamente. In ogni caso, l’espulsione spontanea del calcolo e la valutazione della funzione renale dovrebbero essere confermate con indagini mediche. Anche i calcoli espulsi dovrebbero essere analizzati.
I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) rappresentano la terapia principale in caso di infiammazione e di dolore. A questi possono essere associati i farmaci antispastici per ridurre la colica.
Per i calcoli più grandi può essere necessario ricorrere alla chirurgia. La litotrissia, ossia la frantumazione dei calcoli può essere effettuata per via extracorporea bombardando con onde d’urto che frantumano i calcoli in dimensioni molti piccole in modo da facilitarne l’espulsione. La litotrissia percutanea rappresenta il trattamento di prima scelta per i calcoli renali superiori a 2 cm di diametro. La chirurgia “a cielo aperto” viene invece indicata in situazioni particolarmente impegnative. ( paginemediche )

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