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Circa 2500 anni fa, Aristotele disse che ogni popolo ha i governanti che si merita . Recentemente, una settantina di anni fa, lo stesso concetto fu affermato da Winston Churchill.
Basterebbe riflettere pochi secondi su questa frase per comprendere come via via che le società si sono emancipate, si sono sempre più allontanate dalla volontà o capacità di decidere da chi farsi governare , valutando le precedenti esperienze e riconfermandole se ritenute idonee o sperimentandone altre nell’ipotesi contraria.
Ai tempi nostri, nei quali per fortuna abbiamo la possibilità di verificare quotidianamente l’operato di coloro che col nostro voto deleghiamo ad assumere decisioni per la nostra vita, paradossalmente, in sede di consultazioni elettorali, finiamo per riconfermare le stesse persone delle quali sappiamo fatti e misfatti per i quali a lungo abbiamo piagnucolato, le abbiamo mandate più volte a quel paese, ma alla fine le votiamo ancora.
Come può accadere qualcosa del genere ? All’interno della cabina elettorale dimentichiamo tutto di tutti ? Sono forse così furbi i vecchi candidati a distorcere la realtà o siamo così scemi noi, al punto di farci rimettere nel sacco da chi , a forza di sperimentare imbrogli, è diventato abilissimo a farci vedere le cose nel modo in cui gli conviene ?
Credo invece che come dicono a Napoli, nisciuno è fesso e dunque la risposta più plausibile a questi miei interrogativi, risiede nel fatto che nel corso dei decenni si è sempre più consolidata la formula magica che tiene legato indissolubilmente il politico al cittadino, ossia il voto di scambio tra eletto ed elettore con la contropartita della sistemazione o del superamento di qualche ostacolo che per altre vie non sarebbe ipotizzabile.
Ecco dunque che quotidianamente non manca occasione per vedere accapigliarsi i fan di un politico contro quelli che tifano per un diverso schieramento, noncuranti che gli uni e gli altri stanno difendendo chi li ha già fregati e grazie a questa loro incapacità di valutare nel merito le persone, continuerà a farlo.
Oggi, incredibile ma vero, si tollerano ruberie di ministri e parlamentari, collusioni politico-mafiose, azzeramenti di conquiste sociali costate sangue ai nostri avi, ma molti, non vogliono rendersi conto che la deriva di questo Paese è anche frutto di tale deliberata sordità e cecità al reale stato delle cose.
Se questo è vero e credo sia inconfutabile, di cosa ci lamentiamo ? Meritiamo quello che abbiamo perché è sempre meno diffuso il coraggio delle proprie scelte.
Fino a quando molti di noi non si renderanno conto che l’unica maniera per risanare la politica è quella di uscire da questo antico compromesso con chi ci deve rappresentare e governare, non c’è ragionevole speranza d’un futuro migliore.
Ma l’impresa è davvero ardua perché chi vive di questa sorta di condizionamento, negherà sempre persino a se stesso di essere vittima d’un sistema ch’egli stesso ha contribuito a realizzare.
La primavera sociale è davvero lontana !

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