Il 12 maggio scorso è iniziata una raccolta di firme da parte di Unione popolare, che ha come obiettivo un referendum per il taglia-stipendio-parlamentari. Sono state già raccolte circa 300 mila firme. Si tratta di abrogare l’art. 2 della legge 1261 del 1965 che disciplina le indennità spettanti ai membri del Parlamento. Nello specifico il suddetto art. 2 definisce i compensi relativi alla diaria ed alle spese di soggiorno a Roma dei parlamentari. Avrebbe dovuto, e potuto, essere un segnale importante per il Paese se i Parlamentari stessi avessero rinunciato a tali compensi. Ma, visto che ciò non è accaduto, allora ci stanno provando i cittadini elettori. Chi vuole, può recarsi nel proprio comune e sottoscrivere il referendum presso la segreteria comunale.
Credo che questa iniziativa, che ha avuto, non si capisce il perché, poco spazio sui media nazionali, vada incoraggiata. Se qualcuno ha dubbi, gli consiglio di leggere il libro “Partiti S.p.A” di Paolo Bracalini, (Ponte alle Grazie, pp.352m € 14) e rimarrà con i brividi sulla pelle al leggere le seguenti cifre distribuite ai partiti: 500 milioni di euro ai partiti per ogni legislatura, tra Camera e Senato; 200 milioni per le elezioni regionali, 230 milioni di euro per le europee. Solo di rimborsi elettorali, dal 1994 ad oggi, siamo ad oltre 2,7 miliardi di euro, ai quali vanno però aggiunti i 70 milioni di euro destinati ai gruppi parlamentari e gli altri milioni investiti per i giornali di partito.
La cosa paradossale – come si evince dal libro di Bracalini – è che i partiti ricevono cifre astronomiche per i rimborsi elettorali, mentre le spese elettorali effettive sono inferiori.
Prendiamo in considerazione solo alcuni partiti. Per esempio, nel 2010, anno delle elezioni regionali, il PDL ha speso 20 milioni di euro per la campagna elettorale, mentre riceverà un rimborso in cinque rate annuali da 10,6 milioni per un totale di 53 milioni di euro, due volte e mezzo la spesa sostenuta. Il PD di Bersani per le regionali del 2010 ha speso 14 milioni di euro, mentre ne riceverà in cambio 51 milioni dallo Stato, più del triplo. La lega ha speso, sempre nel 2010, 6 milioni, ma dalla Roma ladrona ne incasserà 25 milioni. L’UDC di Casini non scherza. Per le regionali del 2010 ha speso 6 milioni di euro, mentre riceverà a rimborso 11 milioni di euro, quasi il doppio. Questo sistema di rimborsi riguarda anche mini partiti, magari improntati all’occasione. Nel 2010 , ad esempio, il Partito dei pensionati è sceso in campo alle regionali: ha speso 40 mila euro, ne incasserà a rimborso 885 mila euro in cinque rate da 177.000 euro.
Forse sarebbe il caso di invitare tanti disoccupati a fare una lista per le regionali, visto che non è necessario essere eletti per avere il rimborso. E’ sufficiente avere raggiunto la soglia dell’1% per accedere ai finanziamenti pubblici. Così, almeno, guadagnano qualcosa!
Dal 1999 al 2008 centrodestra e centrosinistra, in disaccordo su tutto, sono stati d’accordo invece su una cosa: mungere soldi ai cittadini facendo lievitare del 1.110 per cento i rimborsi elettorali. Oltre 2.700 milioni di euro dal 1994 ad oggi: tanto sono stati versati ai partiti a titolo di rimborsi pubblici. Quasi 600 milioni solo per i due partiti maggiori PD e PDL, dal 2008 ai nostri giorni.
Ci troviamo di fronte ad una montagna di soldi cui sono ancora da aggiungere stipendi dei parlamentari, dei consiglieri regionali, provinciali e comunali, vitalizi, “assegni di reinserimento”, spese di affitto sostenute da camera e Senato per ospitarli, milioni per i giornali di partito, costi di auto blu. Insomma, una legislatura costa ufficialmente agli italiani 500 milioni di euro e visto che nell’arco dei cinque anni vengono rimborsate anche le elezioni europee e regionali, si arriva ad una cifra di 190 milioni di euro l’anno. Roba da far girare la testa!
Un ultimo dato impressionate che emerge dal libro di Bracalini è quello che viene dalla Corte dei conti. Dei 2.253.612.233 euro di rimborsi elettorali, i partiti hanno in realtà speso, per le campagne elettorali dal 1994 al 2008, circa un quarto. Le ultime elezioni, quelle del 2008, sono costate ai partiti 110 milioni di euro di campagne elettorali, ma allo stato sono costate cinque volte di più in rimborsi. E’ come se un’azienda, per rimborsare un viaggio di 100 euro ad un proprio dipendente, ne pagasse 500. In pratica, sono stati regalati 1.674,607.849 euro ai segretari di partito, senza che questi li avessero mai spesi. E ancora hanno il coraggio di mostrarsi in pubblico! Forse credo sia proprio il caso di andare a firmare il referendum, prima che sia troppo tardi!

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