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L’herpes zoster è conosciuto anche come il fuoco di S.Antonio. Il santo era  San Antonio Abate, invocato dai malati colpiti da questa patologia e per il cui rimedio veniva somministrato il lardo dei maiali allevati, nel Medioevo, nei conventi a lui dedicati.
La causa di questa dolorosa patologia è l’Herpes Zoster, lo stesso virus della varicella.
Solitamente accade che, chi da bambino ha avuto la varicella, nasconde in maniera latente il virus nei meandri dei gangli nervosi. Spesso non si risveglia, ma se invece l’Herpes Zoster si riattiva, allora sono guai.
Quando viene riattivato, il virus, attraverso le fibre nervose, arriva alla pelle. La causa di questa riattivazione e spostamento non è ancora conosciuta, ma senza dubbio in questo processo è implicata una carenza immunitaria, dovuta a stress, malattie pregresse o età avanzata. La malattia colpisce un lato soltanto e si manifesta soprattutto sul tronco, talvolta accompagnata a febbre ed eruzione cutanea formata da vescicole del tutto simili a quelle che appaiono nella varicella. Queste vescicole seccano solitamente nel giro di circa sette giorni e le crosticine che si formano scompaiono nel giro delle successive due settimane, portandosi via anche la sensazione di bruciore.
Il fattore più importante, nei casi di fuoco di S. Antonio, è una diagnosi precoce per una terapia tempestiva. Infatti, una diagnosi posta bene e rapidamente non soltanto evita un dolore troppo prolungato, che non è poco, ma la terapia ha un’efficacia migliore. Per il trattamento vengono impiegati farmaci antivirali che bloccano la duplicazione del virus.
Questi farmaci possono essere somministrati sotto forma di crema o di compresse. Per lenire il dolore vengono, invece, prescritti degli antinfiammatori. Quando le crosticine cominciano a seccarsi, va applicata una crema antibiotica per evitare che ci possano essere infezioni. Poiché il fuoco di S. Antonio è una patologia che insorge da dentro, si tratta di una malattia che non può contagiare. Però bisogna fare attenzione quando le vesciche sono umide, perché solo in quel momento potrebbe avvenire un contagio ed il paziente potrebbe trasmettere la varicella a chi viene a contatto con le vescichette.
Eccovi qualche consiglio per far si che il fuoco di S. Antonio passi velocemente, senza ulteriori danni e dolori i:
lavatevi con sapone delicato senza profumazioni, perché questi peggiorano il bruciore e l’eruzione cutanea; non strofinate, ma tamponate e fate attenzione soprattutto a non rompere le vesciche;
vestitevi con abiti larghi che non strofinino contro le vesciche ed assicuratevi che siano di fibre naturali che lascino respirare la pelle e, quindi, non producendo sudore, non irritino ulteriormente l’eruzione cutanea;
assolutamente proibito grattarsi: le lesioni che ne deriverebbero renderebbero la guarigione più difficile e potrebbero anche lasciarvi delle cicatrici; evitate anche il talco mentolato che, in questo caso, contribuisce soltanto ad irritare la pelle;
quando il bruciore è troppo forte, potete provare a lenirlo applicando del ghiaccio ma mettendo un panno di cotone tra il ghiaccio e la pelle.

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