Share

L’aveva avvicinata nella centralissima piazza della città mentre lei, la sua amata agente di polizia municipale della quale si era ultimamente invaghito, era in servizio assieme ad una collega. Per mesi, lui separato dalla moglie, aveva seguito la nuova “fiamma” importunandola fino a casa. Fino a picchiarla. Alla fine per l’uomo, Giovanni Marinero 39 anni disoccupato di Scicli, è stato disposto da parte del Gip presso il Tribunale di Modica, Sandra Levante, l’arresto con la misura cautelare da scontare nella sua abitazione di via Villari nel centro storico della città. A chiederne l’arresto il procuratore della Repubblica di Modica, Francesco Puleio, che ha diretto le indagini dei carabinieri della Tenenza di Scicli.  Se gli episodi di stalking di cui si era fatto carico nei confronti della moglie M.M.A., giovane architetto del posto, gli avevano procurato solo la denuncia per atti persecutori, quelli di cui si è fatto protagonista nei confronti della vigilessa sciclitana gli sono “costati” certamente più…cari. I fatti. Giovanni Marinero, sposato ad un architetto sciclitano con la quale aveva avuto un figlio, aveva iniziato a perseguitare l’ex moglie fin da dopo la separazione. La professionista veniva raggiunta, con forme di pedinamento, persino nel suo posto di lavoro. In ultimo in una nota struttura ricettiva del posto sita al quartiere San Bartolomeo alla quale M.M.A. lavorava nella qualità di architetto-progettista. Erano atteggiamenti persecutori, assillanti, minacciosi che non risparmiavano neanche uno dei titolari dell’albergo, P.S. cittadino francese. Nel giugno dello scorso anno la giovane professionista sciclitana denunciava l’ex marito: all’uomo veniva vietato di avvicinare l’ex consorte. Misura che non rispettava. Nel frattempo, però, cercava di consolarsi e si dichiarava innamorato di una vigilessa: telefonate insistenti, appostamenti davanti all’abitazione della donna, inviti a cena, regali (nel giorno di Santa Lucia si era presentato con un anello con diamanti per dichiarargli il suo amore) ma anche richieste di denaro. La donna rifiutava e, costretta, cambiava abitudini di vita accompagnandosi ai genitori. Un’aggressione mentre la donna era in servizio era stata di dominio pubblico. In quell’occasione Z.M.L. era finita all’ospedale Busacca per un violento pugno allo zigomo sinistro e la sospetta lussazione dell’articolazione temporo-mandibolare e prognosi di 25 giorni. Ora l’arresto.

Print Friendly
Share