I SICILIANI, CAPACI ED INTELLIGENTI NEL CREARE, INSUPERABILI NEL DISTRUGGERE I LORO STESSI PROGETTI. La riflessione di Ballarò

Per giorni, settimane, abbiamo avuto in molti la sensazione che stesse nascendo in Sicilia un movimento, quello dei forconi, capace di svegliare le coscienze intorpidite dei cittadini, stanchi di promesse disattese dai politici, indignati da governanti sempre più distanti dalla vita complicata delle famiglie e degli imprenditori. Sembrava che questo movimento volesse intestarsi una battaglia civile che portasse le Istituzioni ad avere un maggiore rispetto del popolo e dei suoi diritti spesso calpestati.
Ci hanno creduto così in tanti che spontaneamente , in pochi giorni, centinaia di migliaia di persone, studenti, lavoratori, imprenditori, al grido di”cambiamo la Sicilia”, hanno bloccato l’intera isola con riflessi sull’intera economia del Paese. Peccato che questa manifestazione di coraggio che andava ben oltre la rivendicazione d’un settore produttivo, ma rappresentava la diffusa consapevolezza della necessità d’un cambiamento sociopolitico che ove si fosse realizzato, sarebbe stato epocale, è durato pochi giorni, poiché noi siciliani abbiamo il merito di saper reagire per tutelare i nostri diritti, ma abbiamo il grande demerito di non saper concretizzare per quella forma atavica di diffidenza e di protagonismo che ci caratterizza in ogni situazione.
Infatti, dopo i primi giorni di lotta che sembravano all’insegna del più profondo spirito missionario da parte degli organizzatori, hanno cominciato ad evidenziarsi i primi conflitti che hanno poi degenerato nella nascita di fazioni, di capi e sottocapi per assistere oggi ad un reale sgretolamento del movimento, perdendo quella iniziale credibilità che l’opinione pubblica gli aveva accreditato.
Gli iniziali promotori di questo movimento, si rendono conto che così frantumati, hanno fallito i loro obiettivi ? Probabilmente, noi cittadini abbiamo peccato di eccessiva ingenuità nel ritenerli missionari, ma questi signori dovranno capire che i loro progetti potranno realizzarsi solo se avranno l’umiltà di rimanere uniti contro un sistema che va cambiato.
Chi tra costoro, si è svenduto per una collocazione politica, avendo seminato vento, raccoglierà tempesta, quando invece, se non avessero le teste tipiche della nostra terra, sicuramente sarebbero stati degni di menzione nella storia.
Praticamente, qualcuno ha sostenuto di voler combattere il sistema politico per realizzare invece di andarci a sedere accanto.
Signori leader dei forconi, siate lungimiranti e pazienti, non sprecate, finchè siete in tempo, un’occasione unica e forse irripetibile per la quale la Sicilia vi sarebbe grata.

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5 Commenti a I SICILIANI, CAPACI ED INTELLIGENTI NEL CREARE, INSUPERABILI NEL DISTRUGGERE I LORO STESSI PROGETTI. La riflessione di Ballarò

  1. detective mancato scrive:

    In un volantino che gira da qualche giorno dove viene reclamizzato una sorta di sciopero e di invito ad andare tutti a Palermo il giorno 6 marzo,lo zelante autore del testo ,in sintonia col loro discutibile modo di fare ed agire, si è permesso di destinare un caloroso “vaffanculo” a chi espone le proprie idee nei vari blogs,da lui (o loro) definiti con l’appellativo di “cortili informatici”.
    Il fatto non mi sorprende in quanto cio’ è cosa da niente rispetto alle azioni di arroganza e di pseudo eversione di quegli indimenticabili giorni di disordini del mese di Gennaio che hanno creato danni in tutti i settori economici della nostra stessa regione. Per non contare le denunce che ne sono scaturite e le azioni violente verbalizzate in parecchie città siciliane.
    Anche del fatto che il movimento dei forconi ruota attorno alla politica come un satellite al proprio pianeta non è argomento che suscita meraviglia. Non fanno nemmeno scandalo le varie paternità del movimento rivendicate da un prete avolese,o da un pastore di Messina o da un ex agricoltore aspirante sindaco.Tutto lecito ed accettabile.
    Ma il vaffanculo dato a chi liberamente esprime le proprie opinioni nei blogs,no,quello non lo si puo’ accettare. La democrazia ancora ce lo permette,e mi riferisco sia allo sciopero che al poter esprimere il proprio pensiero

  2. anticlericale scrive:

    “PROMESSE DISATTESE DEI POLITICI?”

    Vorrei ricordare a quelli che si identificano come “cristiano-cattolici” che esiste un comandamento ben preciso (l’ottavo) che invita a “NON DARE FALSA TESTIMONIANZA”.
    Ci fosse stato almeno UN prete di periferia, UN vescovo, UN cardinale o IL papa in persona che avesse fatto notare questo ai politici.
    Ma quale cosa… questo è anche il segno della decadenza e dell’ipocrisia dei tempi…
    Quindi, dopo aver letto il post del signor Ballarò ed i due commenti attualmente presente vi invito a … meditare, gente, meditate!

    Inoltre ricordo che solo in Provincia di Ragusa a questa gente esasperata non si è trovato di meglio che denunciarne un centinaio per “manifestazione non autorizzata”.

    Invece i vari parroci che ogni domenica “manifestano la parola del Signore” in maniera oserei schizofrenica e disancorata dalla realtà… NO, quella invece è una MANIFESTAZIONE AUTORIZZATA!

    P.S.: Vogliate cortesemente notare che non ho mandato “a fare in ****” nessuno. Grazie.

  3. detective mancato scrive:

    http://blog.panorama.it/italia/2012/01/31/%C2%ABforconi%C2%BB-ecco-lidentikit-dei-nuovi-ribelli/

    Forconi, ecco l’identikit dei nuovi ribelli

    I capintesta dei «forconi» si ritrovano in un’area di servizio alle porte di Catania, assediata dalle erbacce e da una chilometrica fila di sgangherate auto rimaste a secco. Tre pingui uomini sulla sessantina, con gli occhi pesti e i vestiti stazzonati, discutono animatamente. Il più piccolo vuole andare a Palermo a parlare con gli onorevoli. Il più massiccio suggerisce una manifestazione con gli studenti. Il più vecchio ammette di non sapere più che fare. Al terzetto si avvicina un ragazzone con i capelli impomatati e un bidone di plastica in mano: «Andate avanti, vi prego». Accorre una signora di mezza età, pure lei in coda per qualche euro di gasolio: «Posso andare a piedi pure tutta la vita, ma voi non dovete mollare». Un arcigno quarantenne abbassa il finestrino: «A casa li dobbiamo mandare questi politici» si sgola.
    Il movimento dei forconi che ha piegato la Sicilia è un caravanserraglio rivoluzionario. Scomposto, disorganizzato, litigioso: è un gruppo di reazionari formato da specializzati alla Sorbona e analfabeti, placidi produttori di vini e rissosi camionisti, preti e mangiapreti, padroni e villani. Tutti insieme, risucchiati dal momento, dalla crisi che azzanna la Sicilia. La rivolta, sorprendendo gli stessi ispiratori, è stata un’apocalisse.

    Il blocco dei bisonti, dal 16 al 20 gennaio, ha svuotato pompe di benzina e scaffali dei supermercati. Le «cinque giornate sicule» hanno esaltato migliaia di disperati: pronti a presidiare l’ingresso dei caselli, occupare Roma, assaltare Palermo. Genuini e contraddittori, i forconi hanno creato emuli anche in continente. Il sasso è diventato una frana. La protesta si è propagata: i camionisti hanno paralizzato autostrade, porti e fabbriche. Tensione e disagi sono ormai al culmine.

    Tutto è partito da Avola, paesone agricolo del Siracusano. Un luogo simbolo delle lotte contadine: nel dicembre del 1968 la sommossa dei braccianti finì in tragedia, con due agricoltori uccisi dalla polizia. E di Avola è Mariano Ferro, 53 anni, indiscusso capo dei forconi: bassino, pienotto, parlantina sciolta. Chiede «defiscalizzazione della benzina, distribuzione dei fondi comunitari, fine delle vessazioni dell’Equitalia». Fino a due anni fa aveva un’azienda di ortaggi: 20 ettari ereditati dalla famiglia. «Ho affittato i terreni ad altri. Io non ce la facevo più» racconta. Da quel momento Ferro ha cominciato a battere la Sicilia in cerca di altri agricoltori disperati, facendo proseliti.
    Del resto, ad Avola aspirante leader lo era già. Consigliere comunale dal 1993 al 1997, poi folgorato dal berlusconismo. Nel 2000 il centrodestra lo candida a sindaco, ma non è eletto per una manciata di voti. Un anno dopo cambia casacca: si candida alla Camera con Democrazia europea, fugace esperimento partitico dell’ex leader della Cisl, Sergio D’Antoni. Ferro raccoglie 7.149 preferenze: il 10 per cento del suo collegio. Esperienze che oggi rinnega: «A tutti capita di sbagliare e io mi ero illuso. La politica fa schifo».
    Eppure, non ne disdegna la compagnia. A maggio 2011, in un incontro pubblico, giura a Saverio Romano, del Pid, allora ministro dell’Agricoltura: «Mandi avanti le nostre rivendicazioni e noi le porteremo i voti delle persone presenti in questa sala, dei loro amici e degli amici degli amici». Un mese dopo, all’assemblea regionale dell’Mpa, dopo avere duramente attaccato il centrodestra, si appella al governatore siciliano Raffaele Lombardo: «La seguiamo con attenzione, presidente. Se lei ci ascolta, ci incontremo sulla stessa strada».

    Il trasformismo lo accomuna a un altro capopopolo: Martino Morsello, ex assessore socialista a Marsala negli anni Ottanta, recentemente avvicinatosi a Forza nuova. Ma la simpatia per l’estrema destra gli è stata fatale: per evitare di debilitare ulteriormente un fronte già minato dalle lotte intestine, Morsello è stato espulso dal movimento. Il reprobo, però, continua a guidare una sua corrente, forte di un certo seguito su Facebook. Morale: ai forconi sono bastate due settimane per mutuare vezzi e miserie dell’odiata (a parole) politica.

    Distante dai protagonismi resta invece l’ideologo dei forconi, don Giuseppe Di Rosa, concittadino di Ferro e parroco della barocca Chiesa Madre di Avola. È un vispissimo settantunenne che maneggia l’iPhone e l’iPad come un adolescente, «perché oggi senza la tecnologia non si va da nessuna parte». Felpa grigia, sciarpa a righe, scarpe sportive: «Non metto più il colletto da prete dal 1968, da quando mi sono innamorato di quella grande rivoluzione culturale» spiega mite e sardonico. «Gli altri preti mi dicono che sono un povero marxista. Loro però sono schiavi dell’ideologia». Lo chiamano «Don Forcone» e lui sogghigna: «La Chiesa, purtroppo, ha bisogno di sudditi, non di uomini liberi». Figlio di contadini, laureato a Roma in teologia, specializzato a Parigi in sociologia, infine tornato ad Avola.

    Domenica pomeriggio, dopo avere distribuito pacchi di pasta ai parrocchiani, il parroco passa a trovare i rivoltosi raggruppati in un presidio alle porte del paese. In siciliano stretto, spiega la globalizzazione a un centinaio di ammirati braccianti: «Ormai l’Africa ci sta fregando». Attacca la grande distribuzione: «Favorisce solo i prodotti che vengono da fuori Sicilia». Dileggia la casta: «I politici non ci ascoltano: “mischini”, hanno solo il tempo di contare i soldi». Tornato in paese per la messa delle 18.30, poco prima della funzione rivela: «Vorremmo bloccare il gasdotto tra la Sicilia e la Libia».
    È stato Don Forcone a organizzare, lo scorso 20 maggio, l’incontro al cinema Odeon di Avola che ha sancito la nascita del movimento, creando il nocciolo duro. Franco Crupi, di Paternò, 61 anni e sette figli, ha un’azienda che produce arance e mandarini: baffoni bianchi, è il capofila dei presidi nel Catanese.

    Giuseppe Scarlata, 41 anni, allevatore del Nisseno alla terza generazione, organizza i forconi nell’entroterra. Francesco Calderone, 55 anni, pluripremiato imprenditore vitivinicolo di Marineo, vicino a Palermo, si occupa della Sicilia occidentale. Piccoli produttori esasperati, piegati dalla congiuntura.
    Ma con i trattori è difficile fare «scrusciu», protestare rumorosamente. «Dovevamo creare disagio per fare uscire le persone di casa» ammette padre Di Rosa. «Ci servivano i tir». I forconi allora coinvolgono i bisonti. La lotta al carogasolio può diventare battaglia comune. In Sicilia il costo della benzina è il più alto d’Italia, tanto che l’Antitrust, il 23 gennaio, ha inviato una richiesta d’informazioni a 11 compagnie petrolifere per verificare il prezzo dei carburanti nell’isola.
    Così, a fine dicembre, Ferro incontra «Zu’ Pippu»: Giuseppe Richichi, 61 anni, da 20 a capo dell’Aias, associazione degli autotrasportatori siciliani, indiscusso padrone dei padroncini dell’isola. Il suo esercito di tir, dal 2000 a oggi, per tre volte ha bloccato la Sicilia. Nel 2007, durante una protesta viene arrestato e poi rilasciato: medaglia di cui ancora si vanta. Ma nel suo passato non ci sono solo esperienze così. Come Ferro, anche Zu’ Pippu ha tentato l’ingresso in politica. Nel 2003 si candida alle provinciali con An, senza successo. Però diventa consulente per i trasporti della regione, allora guidata da Totò Cuffaro. Altri tempi, dice lui. A dicembre del 2011 Richichi si accorda con Ferro e crea un altro movimento: Forza d’urto. E la scorsa settimana immobilizza la Sicilia con i suoi padroncini. Che restano ancora in allerta, pronti a incolonnarsi davanti ai caselli a un suo cenno.

    All’ingresso del porto di Catania, attorniato da decine di devoti, barba di due giorni e mani infilate in un giubbotto marrone, sembra un monumento alla sicumera: «Dicono che sono mafioso, come quell’americano lì… Hoffa» ragiona compiacendosi del paragone letto sui giornali con il sindacalista degli autotrasportatori americani, che mezzo secolo fa venne accusato di collusioni con la malavita. «Ma io me ne fotto delle accuse» alza la voce. «Noi non ci fermiamo. E non ci facciamo comprare da nessuno». Riferimento a Ferro, che avrebbe ceduto alle lusinghe degli autonomisti di Lombardo.
    Racconta di essere salito per la prima volta su un tir a 11 anni, con il padre: «Se mi tagliano le vene dei polsi, esce gasolio» mima segnandosi un polso con il pollice. «Il tempo per studiare non l’ho mai avuto. Faccio questo lavoro da sempre: ho preso la licenza elementare a 21 anni» ammette Zu’ Pippu. Con l’orgoglio di chi, senza scuole né padroni, ha fatto inginocchiare l’Italia. Twitter@AntonioRossitto

    antonio.rossitto
    Martedì 31 Gennaio 2012

  4. Nele149 scrive:

    @detective “Tutti da natura siamo pronti più a biasmare gli errori, che a laudar le cose ben fatte!” E ricorda sempre che i dilettanti hanno costruito l’Arca, i professionisti il Titanic…

  5. lewisaugel34 scrive:

    Caro ..carissimo..modicano..^giombattista ballarò ^
    Hai scritto in maniera illuminante..^SCIASCIANA^..ma non ti sei spinto nelle previsioni e le miserie a breve e lunga scadenza.
    I siciliani e io lo sono..sono da sempre stati abituati ad abitare una terra di CONQUISTE!
    E anche quando si sono ribellati,..anche con i VESPRI SICILIANI..pur avendo ispirato una meravigliosa musica verdiana..lo hanno fatto sempre da SUDDITI sottomesssi soddisfatti..nell’animo..anche se non nelle apparenze!
    Hanno sempre vissuto all’ombra e nel godimento di chiedere e ottenere ^per FAVORE^ anche ciò che a CHIUNQUE spetta per diritto!
    E..rendendosene anche conto!
    Hanno sprecato le INDUSTRIALIZZAZIONI..per questo motivo..a Gela come a Siracusa..a Ragusa..a Milazzo..a Palermo..a Catania..dovunque!
    Meglio schiavizzati e sottomessi!
    Dal primo Presidente Alessi..all’ultimo..Lombardo.
    E nel ragusano..provincia babba..la più bella e laboriosa in assoluto della Sicilia..l’agricoltura..dopo la zootecnia e la casearia..hanno rappresentato la grande occasione per comunicarsi con l’Italia in grande!
    La militarizzazione dell’Aeroporto di Comiso..ha fatto conoscere e portato..DROGA e malavita e malaffare!
    I FORCONI..ragusani..assieme a quelli catanesi e palermitani e messinesi..non potevano che dissolversi nel NIENTE!
    Le provincie..^SPERTE^..soggiiogate e foraggiate da i potenti..non solo lombardiani..ma vaticani di Sicilia..non potevano che prevalere!
    Trascuro ..confindustria..la lobelliana dichiarazione dei MAFIOSI!
    ..tempo fa ..si leggeva nelle vetrine in Sicilia..ADDIO PIZZO!
    Dopo alcuni..morti..tutto è finito!
    E per i forconi..anche peggio!
    Gli ^sperti^..i..^furbi^….hanno da sempre avuto..ritorni pagati e strapagati..e..certamente la genia dei lombardo..non ci ha messo molto a ..disintegrare..i..FORCONI..LO BELLO..connivente.!
    ..le infiltrazioni..MAFIOSE!!
    ..ma..cosa non è MAFIOSO..in Sicilia..a cominciare dai Presidenti delle REGIONI..TUTTI..quasi nessuno..escluso!?
    ..quando penso ..ai La Loggia..ai Restivo..ai Milazzo..ai CUFFARO..insomma..agli Scelba..ai Don Sturzo..ai Cardinal Ruffini!..!?
    Erano i tempi di Calogero VIZZINI e Genco Russo!

    Oggi..malgrado i quaquaraquà..riina..santapaola..provenzano..e..simili..nessuno rispetto alla vera MAFIA di COSA NOSTRA..sono riusciti a comandare in tanti mafiosetti..di borgata..e..quindi..cosa vuoi cghe riescano a fare i poveri MODICANI..babbi di AVOLA?
    Santa Romana Chiesa e la Grande Distribuzione,..vogliono che così..sia e rimanga e..quindi..accontentatevi del magnifico..cioccolatto e dei MONTALBANO!
    augel@inwind.it
    lewis34venezia..ex ENi a Ragusa!

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