L’ACCORDO TRA L’UNIONE EUROPEA E IL MAROCCO SULLA LIBERALIZZAZIONE DI ALCUNI PRODOTTI ORTOFRUTTICOLI ED ITTICI COSTITUISCE L’ENNESIMA BEFFA A DANNO DEI PRODUTTORI AGRICOLI E DEI PESCATORI SICILIANI E IN PARTICOLARE DI QUELLI DELLA PROVINCIA DI RAGUSA.

L’accordo tra l’Unione Europea e il Marocco sulla liberalizzazione di alcuni prodotti ortofrutticoli ed ittici costituisce l’ennesima beffa a danno dei produttori e dei pescatori siciliani e in particolare di quelli della provincia di Ragusa.
“Non si tratta di demonizzare l’Unione Europea – spiega il segretario provinciale del Partito Democratico, Salvo Zago – ma prendere atto che il provvedimento approvato dal Parlamento Europeo, 369 si 225 no 31 astenuti, può costituire, costituisce, se non si mettono in campo le contromisure necessarie per limitare i danni, un ulteriore “diluvio” sull’economia siciliana. Si sa, altresì, che si vogliono ancora chiudere accordi analoghi con altri paesi quali la Tunisia, l’Algeria, l’Egitto che prevedono l’import di prodotti agricoli e della pesca e l’export di prodotti industriali, chimici e farmaceutici. Quindi ancora una volta delle regioni più ricche e industrializzate d’Italia e d’Europa a scapito di quelle meridionali non solo dell’Italia ma anche della Francia, della Spagna, della Grecia, insomma dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, a più forte vocazione agricola.
E’ vero, adesso si dovranno richiedere e ottenere maggiori e più rigorosi controlli, la certificazione delle merci, la garanzia della tracciabilità, i controlli sanitari.
Ma come si può pensare che tutto questo possa bastare?
Come si può pensare di controllare efficacemente le frontiere per impedire l’entrata di merci contraffatte, magari prodotte con l’uso di fitofarmaci talvolta nocivi, tossici, vietati in Italia?
Come si può pensare di competere con chi produce con un carico di manodopera di 5 euro al giorno per lavoratore?
Ecco perché la delusione, lo scoramento, la consapevolezza di una crisi che diventa sempre insostenibile costituiscono dato reale che non può non essere tenuto presente dal Governo Regionale, dal Governo Nazionale, dal Parlamento Europeo, dai nostri parlamentari europei.
Occorre reagire con forza promuovendo uno schieramento di forze capace di ricompattare il fronte euro-mediterraneo, che possa associare i paesi frontalieri al fine di ribaltare il rapporto di forza in seno al Parlamento Europeo se si vuole fermare il cartello dei grandi gruppi monopolistici dell’Europa centro-settentrionale, spinti dall’urgenza di realizzare ingenti profitti gabellando l’accordo con il Marocco come un’opera di sostegno verso i popoli mediterranei in via di sviluppo, nascondendo i loro veri interessi. Infatti sono loro, le grandi aziende lattiero-casearie del nord Europa, i produttori serricoli olandesi i veri beneficiari dell’accordo col Marocco in quanto, approfittando delle condizioni di arretratezza dei paesi nordafricani, andranno lì e produrranno ortaggi e frutta a prezzi decisamente concorrenziali.
Ora però bisognerà richiedere che il governo regionale siciliano e quello nazionale riescano ad approntare una politica per l’agricoltura in Sicilia, nel meridione e in Italia, che ormai manca da troppo tempo e che è mancata proprio nel momento cruciale dell’evolversi del mercato globale dell’economia. Le aziende sono state abbandonate al loro destino quando sarebbe stato necessario, invece, sostenere la loro riconversione e ristrutturazione con nuovi interventi legislativi canalizzando opportunamente i fondi strutturali europei, intervenendo sul credito, favorendo la ricerca scientifica e riducendo il carico fiscale e previdenziale delle aziende agricole.
La Federazione del PD di Ragusa impegna i propri rappresentanti ai livelli istituzionali regionali, nazionale ed europei ad assumere un’adeguata azione di promozione legislativa per fronteggiare la situazione presente e quella che si potrà evolvere prossimamente. Dichiarando altresì la propria disponibilità a sostenere e supportare l’azione e le iniziative necessarie in difesa dei produttori agricoli, dei pescatori e, in definitiva, di tutta l’economia siciliana”.

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