Il Giudice per l’Indagine Preliminare del Tribunale di Modica, Maurizio Rubino, ha rigettato l’istanza dell’avv. Salvatore Patanè del Foro di Catania, difensore del pregiudicato catanese Giuseppe D’Amico, 48 anni, uno degli autori della rapina consumata lo scorso otto febbraio in danno della filiale di Corso Umberto della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Il magistrato modicano ha ritenuto che la confessione, durante l’interrogatorio di garanzia dell’uomo, non sia elemento utile per rimetterlo in libertà o, quantomeno, ai domiciliari. L’avv. Patanè ha presentato, pertanto, appello al Tribunale del Riesame di Catania che ha preso in esame la richiesta ma si è al momento riservato. D’Amico aveva ammesso di essere uno degli autori che lo scorso 8 febbraio, intorno alle 15, si era introdotto con un complice all’interno dell’istituto di credito consumando una rapina che fruttò circa 20 mila euro. In atto D’Amico si trova rinchiuso nel carcere di Piazza del Gesù a Modica Alta dopo essere stato prelevato nella propria abitazione da agenti delle Squadre Mobili di Ragusa e Catania. Il pregiudicato dopo avere confessato non fornì indicazioni riguardo al complice sostenendo di non conoscerlo bene. I due si erano introdotti nella banca e con l’impiego di un taglierino avevano agito. D’Amico, si era parzialmente coperto il viso con il cappuccio del giubbotto che indossava ma le telecamere evevano consentito di individuarlo. Secondo le indagini, dopo la rapina i due sarebbero fuggiti a bordo di un’auto, precedentemente rubata, parcheggiata a qualche decina di metri dalla banca. Successivamente avrebbero abbandonato il veicolo e sarebbero rientrati a Catania a bordo di altre due auto.

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