Il turismo ibleo in questi ultimi cinque anni ha fatto registrare senza dubbio una crescita. L’attenzione verso la nostra terra di grandi strumenti della comunicazione, quali RAI, cinema , giornalismo nazionale, personaggi della cultura e dello spettacolo, nonché il sistema promozionale posto in essere da Enti locali(Comuni e Provincia), associazioni e società private hanno consentito di far uscire la Provincia di Ragusa da quell’isolamento cui era stata relegata almeno sino alla fine degli anni ’90. In questa estate, però, non sono mancati interventi ora allarmanti ora entusiasti sul comparto turistico, soprattutto da coloro che operano nel settore, anche se non mancano coloro che continuano a dire che le nostre città sono piene di turisti.
Io penso , anzitutto, che il nostro turismo debba uscire dal “balletto mediatico delle cifre”. Con quali strumenti scientifici, ad esempio, si calcola la presenza dei turisti nel nostro territorio? Forse con la presenza di un cantante, o di una sagra o di un evento musicale per cui all’indomani si legge sui quotidiani o si ascolta dalle TV, come è capitato in un recente passato, che Albano aveva, per alcuni, fatto registrare 25-30 mila presenze, per altri 7 mila, per altri ancora 10 mila e chi più ne aveva più ne metteva. Le cifre sono importanti, certo, ma i conti sulle presenze turistiche credo debbano essere fatte con più attendibilità per evitare sia facili entusiasmi che allarmismi ingiustificati. Io penso, poi, che il rilancio del nostro turismo esiga un metodo culturale che sappia coniugare almeno tre elementi fondamentali: l’oggetto culturale, il territorio, la qualità dei servizi . In questa direzione mi sembra che la Provincia regionale di Ragusa abbia intrapreso, con il suo vice presidente, una direzione giusta e condivisibile.
Il turismo, infatti, deve creare e sviluppare cultura, deve guidare alla conoscenza delle bellezze artistiche, monumentali e paesaggistiche che costituiscono il patrimonio di civiltà passate ricche di storia, tradizioni e culture. Da qui l’importanza dell’oggetto culturale in sé, che deve essere protetto, curato, salvaguardato, non solo perché in caso di inadempienza si verrebbe esclusi dal riconoscimento già ottenuto dall’Unesco, ma anche poter essere fruito al meglio dai visitatori.
Attorno al barocco devono crearsi processi di sviluppo : non basta pregiarsi di ciò che si ha, occorre che il patrimonio diventi strumento di crescita e di sviluppo economico.
Ecco allora che nella nostra realtà locale, il turismo proprio perché accostamento e rivisitazione di una civiltà, deve porsi strettamente in relazione con il territorio, nel senso che deve mettere in movimento tutte quelle energie che sono presenti in esso e che coinvolgono principalmente l’artigianato, l’utilizzo quanto più intelligente delle risorse agricole, della zootecnia, dell’industria dolciaria, dell’agriturismo, del folklore e di quanto risulta specifico dell’ambiente. Pertanto il ruolo della politica è quello di creare un cultura del turismo che sia funzionale al rilancio del territorio, il quale diventa, così, luogo di confluenza di interessi culturali, di attenzioni imprenditoriali e di creazione di strutture artigianali e commerciali.
Il rilancio del turismo nel territorio non può avvenire , dunque, con la semplice calendarizzazione di piccole manifestazioni di piazza, di concertini, di spettacoli teatrali, di mostre etcc ; queste sono sicuramente utili iniziative di intrattenimento, che servono di supporto nelle residenze rivierasche. Il rilancio del nostro territorio da un punto di vista turistico esige “ una convergenza operativa” tra la politica , l’imprenditoria e la promozione commerciale ed essere presente nelle grandi occasione di promozione dei territori, come nel caso della BIT di Milano.
Spetta alla politica creare le condizioni del rilancio mediante incentivi che spingono ad investire nel settore; l’imprenditoria turistica ha il compito di confezionare il “prodotto turistico” nei suoi vari aspetti( ricettivo, enogastronomico, paesaggistico, culturale , folkloristico, itinerari , etc…) attenzionando il rapporto qualità-prezzo affinché sia competitivo nel mercato; l’ente promozionale, infine, deve inserire il prodotto nei circuiti e nei flussi commerciali, facendo sì che possa essere acquistato.
Io penso che il successo del turismo si leghi molto, oltre che alla promozione commerciale, soprattutto alla qualità dei servizi, l’organizzazione dei quali richiede competenza, professionalità, creatività e, in particolare, capacità di accoglienza. In provincia sono nate nuove strutture ricettive ed alberghi, e questo è un bene. Ritengo, però, che non ci si possa inventare albergatori, ristoratori , operatori turistici senza una minima preparazione che consenta di accogliere i turisti con intelligenza e capacità di relazione.
La politica deve pensare a dare incentivi economici a chi fa turismo con le idee chiare; non bonus a pioggia, ma aiuti a chi dimostra concretamente di sapere intercettare flussi turistici verso la nostra terra attraverso una destagionalizzazione che non riduce il turismo a due mesi l’anno. Se qualcuno lamenta prezzi e tariffe molto alte, ha ragione, ma se le strutture lavorano solo pochi mesi, per esse appare normale applicare tariffe che le consentano far quadrare i bilanci. La questione va di pari passi, come nei grandi centri turistici italiani: la politica deve pertanto aiutare a destagionalizzare e ad allungare i periodi del turismo, mentre gli operatori del comparto turistico devono omogeneizzare i prezzi, così da essere competitivi nel mercato nazionale ed internazionale.

nella foto il direttore della testata, Domenico Pisana

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