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La Corte d’Assise di Siracusa rende giustizia alla professionista modicana Margherita Cassone, assolvendola a titolo pieno dalla pesante accusa di avere causato la morte del padre Ferdinando Cassone, ex insegnante di educazione fisica, deceduto nel novembre del 2004, il giorno dopo un diverbio in famiglia. I magistrati aretusei ieri mattina hanno deliberato di assolverla “per non avere commesso il fatto”, come del resto si era espresso il pubblico ministero Musco, il quale, addirittura, non ha escluso di potere avviare un’azione contro i medici dell’Ospedale Maggiore di Modica che ebbero in cura la vittima, essendosi configurate, nel corso del dibattimento, responsabilità di questi ultimi. Nella scorsa udienza i consulenti nominati dalla Corte d’Assise, i professori Alessio Asmundo ed Eugenio Cucinotta dell’Università di Messina, nominati dopo le due diverse perizie prodotte dal consulente del pubblico ministero e dai periti di parte, avevano ipotizzato che la morte di Cassone potesse essere stata causata da un evento pressorio nel corso della cosiddetta manovra taxis, cioè la “manovra manuale dell’ernia intasata nel sacco erniario attuata dai medici dell’Ospedale Maggiore di Modica” il giorno dopo del ricovero, alle 9,30 circa. Margherita Cassone, accusata di omicidio preterintenzionale, difesa dagli avvocati Mauro Torto e Puccio Forestiere, nel tentativo di sedare una lite tra i genitori, avrebbe colpito il padre al basso ventre. L’interessato, che soffriva di un’ernia inguinale fu colto da malore. Fu accompagnato all’Ospedale Maggiore da un parente dove il giorno dopo fu sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Pochi minuti dopo l’operazione, sarebbero sopraggiunte delle complicanze che ne provocarono il decesso. I periti, come del resto i consulenti di parte, avevano sostenuto che non ci fu nesso tra il colpo sferrato dalla figlia e le cause reali della morte sostenendo che “non ci fu idoneità lesiva in senso soprattutto qualitativo e quantitativo nel calcio".

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